I Docufilm

Un docufilm lontano dalla “gerarchia delle cose urgenti”, lontano dalla vita quotidiana di ogni persona. Un docufilm politico, che pone attraverso la voce del condannato e dell’amministrazione penitenziaria la prospettiva, il senso della pena e la sua espiazione; la questione della redenzione ma non certo il perdono.
Vita e morte, morte e speranza. Parole ed emozioni che si incontrano e si intrecciano tra loro.Un manifesto contro la criminalità, scritto da criminali che sgretolano il mito del criminale stesso. Un docufilm che non impone risposte, nessuna forzatura. La speranza contro ogni speranza, anche dove non ha ragione di esistere.
“Un giorno, una ragazza di 17 anni decide di assumere mezza pasticca di ecstasy che in poche ore devasta il suo fegato, oltre che la sua vita. Inizia un percorso pieno di dolore, di difficoltà, di consapevolezze inaspettate, di sensi di colpa, di dubbi e di incertezze. Questa ragazza vede la morte con i suoi occhi e la tocca con le sue mani, ma la sua voglia di vivere prende il sopravvento.Questa ragazza rinasce, vive una nuova vita e decide di dedicarla al prossimo. E così inizia il suo viaggio, insieme al padre Mario, attraversando le porte delle scuole o di centri sociali, incontrando studenti, insegnanti e genitori e ascoltando ogni singolo problema. Questa ragazza si chiama Giorgia Benusiglio. Si, perché Giorgia oggi vive e dentro di lei vive anche Alessandra, la sua donatrice, due vite parallele che ora vivono insieme per sempre.”
Malaterra è un docufilm scritto e diretto da Ambrogio Crespi e Sergio Rubino con protagonista Gigi D’alessio, che racconta una realtà complessa come quella della cosidetta “terra dei fuochi”, un’area della Campania (ma anche di altre regioni italiane stando alle inchieste della magistratura) tragicamente venuta alla ribalta per le sue esalazioni velenose frutto delle attività criminali sul territorio, come l’interramento di rifiuti tossici e i roghi illegali di materiale nocivo.
Un viaggio nel mondo dell’uomo che ha arrestato Totò Riina e che per questo è diventato il simbolo della lotta alla mafia fatta sul territorio e non nei talk show. Un universo che comprende una comunità che aiuta i disagiati, soprattutto minorenni, i “Volontari del Capitano Ultimo”, messa su grazie al cuore di Raoul Bova e delle nazionali attori e cantanti che a suo tempo organizzarono  la prima raccolta fondi. Nel docufilm l’io narrante è così quello di Sergio De Caprio, il nome civile del Capitano Ultimo, mentre proprio Raul Bova introduce e spiega come è nata l’iniziativa di costruire un “pianeta di bontà” intorno alla figura di un eroe antimafia.
A trenta anni dall’arresto di Enzo Tortora e dalla infame passerella mediatica che fu costretto a subire, e a venticinque dalla sua tragica morte, questo docufilm rappresenta un tentativo di riaccendere la memoria su un caso che mise la politica dell’epoca con le spalle al muro rispetto alle responsabilità della giustizia italiana. Abbiamo domandato ai protagonisti di questo Docufilm: “Dopo 30 anni, cosa è cambiato?”. E siamo riusciti a rievocare il dramma di un uomo perbene.

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