“VITA DA SUD”, INTERVISTA A LORENZO CREA: AL SUD TANTE ECCELLENZE TUTTE DA RACCONTARE

Il Mezzogiorno, nonostante le difficoltà del territorio, sa essere terra dinamica, produttiva e ricca di quelle eccellenze e quello slancio necessari a guidare la ripresa del paese. E’ questo che vuole dimostrare il nuovo format condotto da Lorenzo Crea, “Vita da sud”, la trasmissione partita il 5 luglio e in onda ogni venerdì su Canale 21, Canale 8, Canale 9 e Televomero. Ogni puntata ospita importanti personaggi del mondo del giornalismo, delle arti e della politica in generale, “che hanno a che fare con il Sud o che dovrebbero in qualche modo occuparsene” come il giovane giornalista e conduttore mi ha raccontato nell’intervista che ho realizzato per  Campania24News.

Dal 5 luglio è partita la nuova trasmissione “Vita da Sud”. Come nasce l’idea e a che tipo di pubblico si rivolge?

Il tentativo è quello di fare un racconto del Sud attraverso le parole dei protagonisti meridionali e non solo. La questione meridionale che si trascina da decenni, è questione nazionale, ed è un dato di fatto che se non riparte il Mezzogiorno non può ripartire il paese, ma la crescita del Sud deve essere stimolata da fattori positivi: quindi raccontare il sud attraverso le parole di scrittori, giornalisti, imprenditori. Una scommessa ambiziosa per cercare di fare un programma diverso, che non guardi solo ai problemi, ma che dia un segnale di speranza e rilancio, parlando della creazione di occasioni e opportunità, soprattutto per i giovani.

Nella prima puntata hai ospitato Walter Veltroni, chi intervisterai nelle prossime puntate e come si svilupperà il programma?

Abbiamo già registrato tre puntate, la prima con Walter Veltroni appunto. La seconda ospita Maurizio De Giovanni che è un grande scrittore napoletano, ma di respiro nazionale. Si tratta di personaggi che hanno a che fare con il Sud o che dovrebbero in qualche modo occuparsene. Sono molto contento, perché questi personaggi si sono molto aperti: il nostro tentativo è proprio quello di ridurre la distanza tra queste personalità e l’opinione pubblica. In questo ci aiuta il taglio che abbiamo dato alla trasmissione, che è più informale e giovane, ma non giovanilistico. Non faccio battute, non si cade nel superfluo o nella prossimità con l’ospite: il format nella sua complessità è molto semplice e si articola in 15 minuti di intervista in un luogo scelto dall’ospite.

Soddisfatti della riuscita della prima puntata? Che risposta avete avuto dal pubblico?

E’ un po’ presto per parlare, perché in fondo è andata in onda solo la prima puntata, ma ho già ricevuto decine di attestati di stima da parte di persone che avevano palesato la necessità e la volontà che l’informazione privata campana – che troppo spesso è concentrata sullo sport – di aprire all’approfondimento, all’informazione. In questa direzione dunque si è mossa l’operazione del consorzio CMG: mettersi insieme per fare rete, per fare sistema e per portare avanti, al di là della retorica, i contenuti e i valori prima di tutto.

Quanto c’è da raccontare sulla “vita da sud”?

C’è molto da raccontare, e tutto quello che noi stiamo provando a far passare non è il marketing; ci interessa creare degli spazi di vita campana e non solo, per far capire che l’orgoglio meridionale si concentra sulle eccellenze e per farle uscire da quello che è un vero e proprio stereotipo che è la gabbia di Napoli, non aiutano il riscatto. Il Sud e gli abitanti del Sud finiscono per essere delle “simpatiche canaglie” e si perde di vista come invece il Meridione sia l’architrave sul quale si è costruito lo sviluppo del nostro paese. Questo è il vero orgoglio napoletano. Con vita da Sud vogliamo rilanciare le nostre eccellenze e portarle avanti.

Quanto è importante da questo punto di vista la voce delle nuove generazioni?

Napoli non è solo Gomorra, ma è anche Raffaele Cantone, ad esempio, un paladino della lotta alle mafie. Dipende tutto dal punto di vista della narrazione: questa è la nostra sfida e non può non passare da un giovane. Perché la Campania è la regione più giovane d’Italia ed è normale che il riscatto debba partire dai giovani che hanno più forza, più entusiasmo e il racconto del Mezzogiorno non poteva che partire da loro. Anche in questo però, nel nostro ambiente c’è ancora un po’ di chiusura mentale che va superata e per la quale io mi batto sin da quando appena diciassettenne ho fondato l’Associazione “Giovani allo scoperto”, un primo tentativo di creare rapporto più prossimo tra giovani generazioni e istituzioni. Da quando ho iniziato la carriera giornalistica, il tentativo si è spostato e il tema è creare un ponte tra l’opinione pubblica e il mondo dell’informazione, ma sempre nel solco di un protagonismo dei giovani.

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