TORTORA, AMBROGIO CRESPI SU IL TEMPO: NON ACCETTO PIÙ CONTENTINI

In un’intervista rilasciata al quotidiano Il Tempo, diretto da Gian Marco Chiocci, ho parlato dell’esclusione del docufilm Tortora, una ferita italiana” dal Festival del cinema di Roma e ho avuto modo di dire la mia sulla questione.

“Crespi: ‘Il mio Tortora muoverà le coscienze'”

Non si placano le polemiche sul documentario di Ambrogio Crespi, incentrato sul caso Tortora e rifiutato dal Festival del Cinema di Roma, che specifica: “le opere di formato televisivo in particolare quelle nello stile del reportage documentario, ancorché interessanti, non sono contemplate dal regolamento del Festival”. Ambrogio Crespi, regista di ‘Enzo Tortora. Una ferita italiana’ replica che se il suo doc fosse stato escluso dalla kermesse “per un giudizio negativo del contenuto artistico, previsto nella legittima valutazione delle commissioni selezionatrici, non ci sarebbe nulla da ridire. Ma se la questione è il formato televisivo e non cinematografico, allora vorrei ricordare che dura 60 minuti ed è in audio 5.1, ha tutte le caratteristiche per essere proiettato nelle sale cinematografiche. A questo punto ci auguriamo che possa comunque esserci uno spazio per farlo vedere nell’ambito del festival”. Mentre – aggiunge Crespi – “ho notato che è stato accettato nellla sezione Prospettive doc un documentario di 18 minuti: quello, allora, è cinema? Accolgo comunque con grande soddisfazione e interesse l’annunciata disponibilità da parte della Rai di considerare l’eventualità di una messa in onda del documentario, anche se il film non è mai stato proposto alla Rai perché iscritto al festival di Roma“.

Anche Gianni Alemanno fa “appello a Müller, dopo i tanti parlamentari e uomini di cultura di ogni orientamento politico che hanno chiesto la proiezione, nell’ambito del Festival di Roma, del documentario su Enzo Tortora. Propongo agli organizzatori del Festival di consentire in quella occasione una o più proiezioni straordinarie del documentario. Sarà un modo per dimostrare che il festival è un luogo accogliente per diverse esperienze e sempre sensibile ai grandi drammi umani che hanno attraversato i nostri tempi”. Michele Anzaldi (deputato del Pd e componente della commissione vigilanza Rai), primo firmatario della petizione a Müller sul caso Crespi, continua la sua battaglia e dice che “appare strano come una lettera firmata da 28 parlamentari, che ha visto poi il sostegno dei due capigruppo delle commissioni Cultura di Camera e Senato, su una vicenda che da giorni è sui quotidiani nazionali, ancora non abbia avuto risposta. Io, comunque, ho provveduto a rimandare la lettera allo staff della presidente”, conclude Anzaldi, sottolineando che la richiesta vede concordi anche i capigruppo delle commissioni Cultura di Camera e Senato, Galan (Pdl) e Marcucci (Pd), e ribadendo la convinzione che “anche la Rai deve prendere in considerazione il documentario”.

Il regista Crespi, da parte sua, ringrazia e accoglie anche il patrocinio del quotidiano ‘Il Tempo’, affinché nella sua sede possa essere proiettata la copia del documentario per far vedere a tutti (stampa compresa) quanto sia importante. “Chiedo che lo staff di Müller spieghi tecnicamente la differenza tra documentario televisivo e non: scopriremo che tutto è poco credibile – ha spiegato il regista Crespi – All’inizio, lo staff mi aveva detto che il film era bello, ma non c’era spazio ed era tardi anche per i film ‘evento’. La verità, secondo me, è che la causa del rifiuto non va ricercata nei problemi tecnici: in realtà, hanno percepito che il film, raccontando la mala giustizia italiana, poteva essere scomodo e non hanno voluto rischiare. Non è un caso che sue 9 documentari, 7 siano di Rai Fiction. Siamo circondati da bugie e, a questo punto, non mi interessa nemmeno essere inserito nel festival di Roma, a queste condizioni. Non voglio far parte di questo meccanismo, tra bugie, scorrettezze e incoerenze: prima il mio film era bello, poi no, poi è diventato troppo televisivo. Anche Anzaldi (Pd) l’ha visto, alcuni dicevano che la mia pellicola fosse berlusconiana, ma qui non tratto di politica e Anzaldi ha detto che è un film bellissimo. Quelle del festival di Roma sono malignità: si tenesse Müller il suo festival, quando partirà lo vedremo: io farò vedere il mio film in qualche sala o in alcuni eventi e verrà fuori la verità“.

Crespi apre, così, una vera sfida contro Müller: “Mi sembrava che l’altro ieri ci fossero segni di interessamento da parte sua; oggi, scopro invece tanta arroganza e tante bugie. Che dica, una volta per tutte, la verità di questo rifiuto, lui la sa. Sto organizzando proiezioni a Roma, proprio durante il festival e vedremo, ma non accetto più contentini. Il film può muovere tante cose: non attacca le toghe ma la mala giustizia. Spero che sia varata la legge Tortora, la riforma sulla giustizia, ispirata a quella proposta dai Radicali. Lo dice uno come me, che il carcere preventivo e ingiusto lo ha provato di persona“.

di: Dina D’Isa

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