TAZEBAONEWS: TORTORA, MARMO CHIEDE SCUSA ALLA FAMIGLIA, ANZALDI (PD) “ORA SI ADOPERI PER COINVOLGERE COLLEGHI”

Ci sono voluti 30 anni, ma alla fine le scuse sono arrivate. Oggi, in un’intervista a Il Garantista, Diego Marmo, neo assessore alla Legalità di Pompei, ha finalmente “riaperto” il caso Tortora, una vicenda che lo vide in prima linea a puntare il dito contro un uomo innocente.

“Ho richiesto la condanna di un uomo dichiarato innocente con sentenza passata in giudicato. E adesso, dopo trent’anni, è arrivato il momento. Mi sono portato dietro questo tormento troppo a lungo. Chiedo scusa alla famiglia di Enzo Tortora per quello che ho fatto. Agii in perfetta buona fede”, ha confessato.

Marmo ha poi raccontato che il rammarico per l’errore fatto c’è da tempo anche se l’unica difesa che aveva era il silenzio. “Il mio lavoro si svolse sulla base dell’istruttoria fatta da Di Pietro e Di Persia. Tortora fu rinviato a giudizio da Fontana. Io feci il pubblico ministero al processo. E sulla base degli elementi raccolti, mi convinsi in perfetta buona fede della sua colpevolezza. La richiesta venne accolta dal tribunale”. Quindi, per il pm furono in “molti, in giro, i ‘Diego Marmo’. Ma sul banco degli imputati sono rimasto solo io”.

Michele Anzaldi, fra i primi a chiedere le scuse di Marmo, ha espresso oggi soddisfazione per il passo dell’ex pm ma ha anche sottolineato che non basta.

“Le scuse di Diego Marmo, a trent’anni dalla sua requisitoria che portò alla condanna di Enzo Tortora, vanno salutate positivamente. Ora l’ex magistrato si adoperi per coinvolgere nelle scuse anche i suoi ex colleghi che all’epoca contribuirono a quella sentenza indegna, come Lucio Di Pietro e Felice Di Persia”, ha infatti detto il segretario della commissione di Vigilanza Rai.

“Nella sua richiesta pubblica di scuse – ha spiegato Anzaldi – il neo assessore del Comune di Pompei ricorda che non fu il solo giudice a sbagliarsi con Tortora e cita i nomi di chi si occupò dell’istruttoria, del rinvio a giudizio, della sentenza di condanna. Marmo potrebbe promuovere un momento di riflessione, coinvolgendo gli altri protagonisti di quella triste vicenda che ancora oggi mette a dura prova la fiducia dei cittadini nella giustizia. Se Marmo vuole veramente dare seguito alla sua ammissione di colpa di oggi, promuova un incontro pubblico, che si potrebbe tenere anche a Roma, in parlamento dove è già stato proiettato il documentario di Ambrogio Crespi. Si potrebbe coinvolgere chi sbagliò allora e chi da sempre ha denunciato quell’errore, come i radicali di Marco Pannella”.

“In questa situazione – ha aggiunto Anzaldi – viene da chiedersi dove sia la gigantesca Rai servizio pubblico, perché non batta un colpo. Tortora è stato uno dei volti simbolo del servizio pubblico, ora che la sua vicenda è tornata nuovamente di attualità per il caso Pompei forse ci si sarebbe aspettati una maggiore sensibilità. Vengono spese centinaia di migliaia di euro per flop come ‘Mission’, forse si potrebbe investire per raccontare ai giovani il caso Tortora”.

Intanto, la deputata Pd Michela Rostan ha annunciato oggi che lunedì 30 giugno, alle 19, verrà proiettato al Comune di  Melito il docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana” di Ambrogio Crespi. Il lavoro infatti ben racconta la vicenda giudiziaria e umana del presentatore di Portobello attraverso immagini di repertorio e interviste esclusive.

Fonte Tazebaonews

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