ROMACAPITALENEWS: PERFINO IL PD SI RIBELLA ALL’ENNESIMA INGIUSTIZIA SU TORTORA

Raramente, a chi scrive, è accaduto di trovarsi in totale sintonia con una battaglia politica combattuta da un deputato del Pd. Figuriamoci, poi, se i deputati del partito in questione sono addirittura venticinque. Eppure, nella vita, a volte accade l’impensabile. E così oggi mi è capitato di leggere sulle agenzie di stampa – con profonda soddisfazione, appena celata da un vago senso di stupore – la notizia che alcuni deputati del Partito democratico (venticinque, appunto), hanno scritto alla presidente della Camera, Laura Boldrini, per chiederle di “valutare se non sia opportuno predisporre la visione in anteprima presso Palazzo Montecitorio del documentario diretto da Ambrogio Crespi dedicato a Enzo Tortora, incomprensibilmente escluso dal Festival del Cinema di Roma”. Nel 2013, ricordano i deputati del Pd alla Boldrini, “ricorrono i trent’anni dallo scoppio della vicenda giudiziaria che ha colpito irrimediabilmente Enzo Tortora, creando uno dei più noti casi di malagiustizia del nostro Paese”. “Di fronte alla decisione, ancora poco chiara, di non ammettere il documentario ‘Tortora, una ferita italiana’ al Festival del Cinema di Roma – concludono i venticinque parlamentari – potrebbe essere la Camera dei Deputati a rimediare, dando la giusta risonanza al filmato”. A futura memoria (e parlo soprattutto della mia, di memoria), ecco i nomi dei firmatari dell’appello: Michele Anzaldi, Enzo Amendola, Tiziano Arlotti, Franca Biondelli, Lorenza Bonaccorsi, Francesca Bonomo, Chiara Braga, Giovanni Burtone, Ernesto Carbone, David Ermini, Luigi Famiglietti, Francesco Saverio Garofani, Federico Gelli, Gero Grassi, Enzo Lattuca, Alberto Losacco, Ernesto Magorno, Giovanna Martelli, Pierdomenico Martino, Colomba Mongiello, Nicodemo Olivero, Giovanna Palma, Angelo Senaldi e Mino Taricco. Ora, io non ho idea di quanti, tra costoro, abbiano avuto la possibilità di vedere il film-documentario diretto da Ambrogio Crespi. Qualcuno, magari, si è mosso soltanto in nome del significato storico della vicenda. E qualcuno, forse, si è lasciato trascinare dall’entusiasmo di un collega. Io però, che questo film l’ho visto più di una volta, avendo avuto la fortuna di lavorare come coordinatore editoriale del progetto, vi posso assicurare che la sua esclusione dal Festival del Cinema di Roma è stata, molto semplicemente, uno scandalo. Uno scandalo perché la sensibilità con cui Ambrogio Crespi tratta la storia di Tortora – dopo aver vissuto sulla sua pelle un’ingiustizia analoga – è fuori dall’ordinario. Uno scandalo perché l’opera affronta un pezzo di storia d’Italia che in troppi hanno voluto rimuovere dalla coscienza del paese, per pavidità o convenienza politica. Uno scandalo per la rilevanza, storica e giornalistica, delle dichiarazioni di chi è stato intervistato durante la realizzazione del documentario. Uno scandalo perché siamo pronti a scommettere che la gran parte dei documentari che sono stati ammessi in concorso – che ancora non abbiamo visto – sarebbero impalliditi al cospetto di un film dal devastante impatto artistico ed emozionale. Quando anche tra le fila del Pd ci si rende conto di questo scandalo, cercando di trovare una strada per porre rimedio a questa ingiustizia, vuol dire che ci sono cose che trascendono le convinzioni ideologiche e le appartenenze politiche. Cose che dovrebbero appartenere a tutti i cittadini italiani di buonsenso, che vogliono diffondere la conoscenza del passato per evitare che gli stessi, imperdonabili, errori vengano commessi anche in futuro. E questo, in un momento difficile come quello attraversato dalle nostre istituzioni, mi restituisce un briciolo di speranza. Per questo, soltanto per oggi, “ich bin ein Demokrat”.

Fonte RomaCapitaleNews

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