RENZI SI FACCIA CARICO DELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: SIA GARANTISTA VERSO TUTTI

Perché è così importante la riforma della giustizia? La risposta la troviamo in questo periodo su tutti i media: sono tante, troppe, le vittime della malagiustizia. E per farsi un’idea di quanto questo sia frequente basta guardare il sito curato da Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi, errorigiudiziari.com.

La vicenda di Nicola Izzo, vice-capo vicario della Polizia, è certamente una di quelle che più mi colpisce: dopo le accuse si dimise, ora, assolto esce con una intervista forte in cui spiega che i pm gli hanno rovinato al vita. Bisogna fare tesoro di queste dichiarazioni: sono le parole di un uomo dello stato.

Sempre in queste stesse ore arrivano anche le parole di Matteo Renzi, “garantista a giorni alterni”. Se a un primo sguardo il garantismo del presidente del Consiglio colpisce a livello positivo (si tratta pur sempre di un’autorità che ribadisce che ogni uomo è da considerarsi innocente fino al giudizio della Cassazione), non si comprende in che direzione il premier si stia realmente muovendo. Proprio perché il Governo è al lavoro su una riforma della giustizia (e Orlando ha parlato di una “riforma all’americana”), Renzi dovrebbe essere più chiaro, più diretto e meno selettivo: garantista verso tutti i cittadini e non solo verso i suoi.

Il presidente del Consiglio si deve fare carico della riforma, della tutela della buona giustizia, contro la malagiustizia. C’è una percentuale altissima di persone in stato di carcerazione preventiva che non si possono permettere un buon avvocato, che non possono urlare la propria innocenza, che non possono difendersi da magistrati abbagliati dalla loro presunzione, legati a tutti i costi alla ricerca del colpevole, anche ai danni di persone assolutamente estranee.

diego marmoDeve lavorare in nome della responsabilità civile dei magistrati come chiedono da tempo i Radicali: solo così può risolvere il dramma di cui stiamo leggendo ancora in queste ore, in questi giorni, in questi mesi. Un segnale forte arriva da Diego Marmo, ex Pm del caso Tortora, che proprio nelle scorse settimane ha chiesto scusa alla famiglia. E’ la prima volta che accade in Italia. Il premier deve partire da qui facendosi carico di una storia iniziata più di trent’anni fa e che ho voluto raccontare nel docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana”.

Non nego che mi ha sorpreso la telefonata che Marmo mi ha fatto. Mi voleva ringraziare. Non so perché; poteva anche non chiamarmi, e invece è stato con me al telefono per più di mezz’ora… forse, però, qualcuno gli ha spiegato l’approccio del film che va contro gli errori giudiziari, contro un sistema sbagliato, si schiera al fianco dei buoni magistrati. Una cosa è certa, le sue scuse e questa telefonata segnano, forse, l’inizio di un cambiamento. Perché per i magistrati chiedere scusa è un atto forte e lui ha tirato giù questo muro della malagiustizia facendo venire a galla la rabbia dell’altro Pm, Di Persia, uno che, come lo ricorda l’ex membro laico del Csm Mauro Mellini nel docufilm, non ha nemmeno composto quel famoso numero sull’agendina del camorrista Giuseppe Puca detto “o Giappone”, da cui avrebbe capito che apparteneva a un certo “Tortona”, e non a Tortora. Forse non può permettersi oggi di giudicare le scuse, certo tardive, di Diego Marmo: oggi non servono giustificazioni, bisogna affrontare gli errori.

Forse anche Di Persia, in fondo, ha bisogno di vedere le immagini del docufilm che sono sempre più orgoglioso di aver realizzato. Iniziavamo a realizzarlo poco più di un anno fa: mesi e mesi di lavorazione, ma ero sicuro che avrebbe smosso le coscienze di chi lo avrebbe guardato. Serviva un racconto reale, un contenuto giornalistico, bisognava tirare fuori ancora una volta l’uomo Tortora, la sua forza. E invito anche Renzi a guardare questo docufilm e a provare quello che ha provato questo uomo: dolore, rabbia, malattia. Una ingiustizia italiana.

Lui, giovane presidente del Consiglio, che conosce forse poco questa storia si deve documentare, perché se vuole fare una riforma della giustizia deve porsi al fianco dell’animo di Tortora e fare una battaglia per aiutare i Enzo Tortorabravi magistrati che studiano le carte, senza fare copia/incolla, che lavorano intensamente per tutelare un cittadino, se innocente.

Da qui deve partire: deve usare l’anima, il coraggio, impegnarsi in questo cambiamento e farlo il prima possibile perché altrimenti va allo sfascio la Procura, la buona giustizia, l’Arma (e Izzo è un esempio).

Il caso Tortora non si liquida con una battuta a effetto, perché in Italia è il simbolo della malagiustizia: un uomo che da questa è stato colpito e ucciso.

Renzi deve prendere esempio dai parlamentari che, con decisione Bipartisan, hanno fatto una petizione per far vedere il docufilm alla Camera. La stessa cosa è successa al Parlamento Europeo e ogni volta si muove qualcosa, una forza, una voglia di cambiare. Perché è Enzo Tortora che abbiamo risvegliato, è tornato a far parte delle nostre vite oggi ancor più di trent’anni fa, il nostro simbolo, la nostra forza che dobbiamo portare in alto.

A oggi sento solo tante chiacchiere, promesse e sorrisi, ma adesso più che mai ci vogliono i fatti perché le parole vanno al vento e i fatti restano.

Fonte: Italia24News

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