REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, UN SEGNALE CHE STAVOLTA NON DEVE CADERE NEL VUOTO

Il traguardo delle 500mila firme è stato raggiunto. Per i sei Referendum sulla giustizia presentati dai Radicali, il quorum è stato centrato e almeno 532mila firme sono state depositate in Cassazione per i quesiti che riguardano lo stop dell’abuso della custodia cautelare in carcere, la responsabilità civile dei magistrati, la separazione delle carriere in magistratura e l’abolizione del fuori ruolo per i magistrati e dell’ergastolo.

E’ il coronamento del duro lavoro svolto dai Radicali, dai volontari, da persone come Rita Bernardini, Marco Pannella, Maurizio Turco e da quanti hanno fatto propria la battaglia per una giustizia giusta, una battaglia, che, inutile dirlo, non dovrebbe avere colore politico.

È una battaglia per noi, per la nostra libertà, per il nostro futuro e per quello dei nostri figli, e oggi l’abbiamo vinta: vada come vada – la Cassazione deve convalidare ancora le firme – il segnale che è arrivato dalla gente è potente; è il vento che sta cambiando, e che soffia in direzione di una riforma urgente e importante, quella complessiva della giustizia, di un sistema che è stato più e più volte condannato dalla corte di Strasburgo.

Una riforma complessiva che deve accompagnarsi assolutamente a quello che è stato l’avvertimento di Giorgio Napolitano: il Presidente della Repubblica ha annunciato che non appena le acque politiche si saranno calmate invierà un messaggio alle Camere per chiedere ai parlamentari di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi dell’amnistia e dell’indulto. Questo provvedimento deve essere accompagnato da una riforma complessiva del sistema: ecco che in questo ci soccorrono proprio i quesiti referendari dei radicali.

Quello che mi auguro in questa giornata, è che la volontà espressa dalla gente con le proprie firme, con il proprio impegno, non rimanga un segnale inascoltato dalla politica italiana. E’ accaduto con i Referendum intitolati ad Enzo Tortora, e non deve ripetersi: Tortora era riuscito a combattere una battaglia e a ottenere dei risultati importanti tra l’altro, in merito alla questione – dopo 30 anni attualissima – della responsabilità civile dei magistrati; risultati poi caduti nel vuoto, perché di fatto la volontà popolare non è stata poi portata avanti. Dobbiamo impedirlo e sostenere questa battaglia anche ora che è terminata la prima fase.

La magistratura buona, quella giusta, quella che fa il suo dovere e che persegue il bene del paese, deve poter andare avanti senza portarsi le zavorre di quanti, invece il loro dovere non lo fanno, ed esercitano il proprio potere seguendo solo il loro tornaconto.

Qualcosa deve cambiare. Quello che è successo oggi è la prova che Strasburgo sta addosso alla magistratura e che il cambiamento reale siamo noi a poterlo dettare in prima battuta. Quello che è successo oggi, è un segnale di speranza e di fiducia nel cambiamento.

 

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