PUGLIA 24NEWS: SIFF, BOVENGA: BENE IL TORTORA DI CRESPI, FILM DI DENUNCIA E DI SPERANZA

Si è concluso ieri il Salento International Film Festival di Tricase. Giunto alla sua undicesima edizione, il SIFF ha premiato anche quest’anno i migliori lavori nelle sezioni in concorso. Tra i lungometraggi, esce vincente “Agnus Dei” del regista Agim Sopi, “per la capacità di estrapolare dalla tragica grandezza collettiva di ogni conflitto, gli strazi più intimi di impronta familiare” lasciando aperta, tuttavia, la via di una redenzione e rigenerazione attraverso l’amore. Tra i documentari, premiato come vincitore, “Enzo Tortora, una ferita italiana”. Il lavoro del regista Ambrogio Crespi ha convinto “per l’altissimo valore etico, per il coraggio e la fedeltà ai fatti, con cui si rievoca una pagina nera della storia della giustizia e del diritto italiano”.

Puglia24News ha intervistato la presidente di giuria Rosangela Bovenga che ha fatto per noi un bilancio del festival e ci ha illustrato le ragioni che hanno portato alla scelta dei titoli premiati.

Dott.ssa Bovenga, si è appena conclusa l’undicesima edizione del SIFF. Anche quest’anno un grande lavoro…

Sì, ed essendo presidente di giuria sin dalla nascita della manifestazione, posso confermare che anche quest’anno la qualità dei lavori proposti era davvero altissima. L’edizione 2014 è stata come di consueto entusiasmante, coinvolgente, ma anche molto impegnativa, come è giusto che sia per le cose importanti. Per noi il Festival rappresenta un momento di raccordo tra professionalità e un momento importante perché lancia il territorio e le sue risorse nel mondo attraverso la cultura del cinema, che poi coinvolge una vasta gamma di professionalità e potenzialità.

E’ stato difficile selezionare le opere in concorso?

Quella che si è chiusa è stata un’edizione di altissimo valore, non solo nel settore dei lungometraggi, ma anche in quello dei documentari e cortometraggi e il lavoro si è sviluppato in diverse fasi, attraverso una selezione e una valutazione che dura tutto l’anno e che vede impegnatissima sia la giuria, sia il direttore esecutivo e ideatore della rassegna, Luigi Campanile. Dopo la prima scrematura, inizia una prima valutazione e quindi un lavoro collettivo di giuria, che non è solo una giuria popolare, ma anche molto competente da un punto di vista tecnico. Si tratta di addetti ai lavori, esperti, ma anche di fruitori, che possano così tenere il polso della risposta da parte dello spettatore medio e del botteghino, facendo quindi un importante lavoro di educazione alla visione.

Per quel che riguarda la valutazione e la scelta delle opere vincitrici?

La giuria lavora incessantemente nel corso della settimana del festival, guardando i film assieme al pubblico e poi articolando una sorta di pagella e delle motivazioni che tengano conto dell’impatto sociale oltre che di quello estetico ed emotivo. Segue una discussione corale, e si procede a una valutazione di media ponderata in cui il presidente ha l’onere e l’onore di raddoppiare il peso della propria valutazione sia in termini aritmetici che di considerazione dell’impatto sociale ed emotivo dell’elaborato di cui si parlava prima.

Parliamo dell’opera che ha vinto quest’anno nella sezione documentari.

Il documentario che è stato scelto, “Enzo Tortora, una ferita italiana” di Ambrogio Crespi, ha vinto perché le componenti sia sociali che emotive erano vistosamente surclassanti gli altri prodotti per quello che riguarda, secondo noi, una necessità del paese Italia e anche per quella che è l’immagine internazionale dell’Italia che viene offerta dal SIFF. Il documentario rappresenta la fedeltà a un sistema che è fatto di enormi storture e brutture e deficit – come quelli che hanno portato all’arresto di Tortora – ma anche di grandi risorse. Lo fa attraverso la visione completa di quell’esperienza ed è quindi insieme un film di denuncia e di speranza. Quindi come documentario è importante perché consente in modo equilibrato, onesto e molto coraggioso di fare giustizia attraverso un lavoro cinematografico, ma anche giornalistico, e restituendo la dignità a certi mestieri, facendo capo alla possibilità di essere sinceri, oltre che al dovere di essere onesti.

Una menzione speciale è andata al documentario “Lyngon Street”.

Sì, esatto, il documentario in cui si parla di una delle strade della città di Melbourne, in Australia. Avevamo ospite anche l’ambasciatore australiano a Roma e che è stato molto fiero del lavoro proposto. Si esprime un messaggio positivo, e si racconta un’Australia in cui c’è spazio e generosità nei confronti delle eccellenze italiane.

Nella sezione lungometraggi è stato premiato, invece, il film “Agnus Dei”.

La scelta è stata in questa sezione difficilissima. Abbiamo scelto il film di Agim Sopi per il messaggio che trasmette e per la rappresentazione della guerra, l’odio e la morte che sia nella carne o nello spirito che è stato capace di dare. E’ una storia che parla anche di razzismo, ma ci è piaciuta la capacità di raccontare dando rilievo al modo in cui le vicende privatissime di ciascuno di noi finiscano per utilizzare il conflitto per far aggallare quelli che sono lati oscuri della coscienza, evidenziando come una bestialità esistesse già a monte. Una lettura tragica alla quale però, nel film, si affianca comunque una possibilità, una scintilla di luce.

Per quel che riguarda i cortometraggi, invece?

Nella sezione cortometraggi, abbiamo avuto modo di premiare – nella sezione animazione – “La Telecamera” di un giovane cineasta, per altro, originario di Tricase, Jacopo Spaziani. Il suo è un lavoro che a nostro avviso funge da monito e sottolinea il rischio di disumanizzarsi attraverso la tecnologia, insito in ogni novità; menzione speciale anche per  “Oroverde”, una lettura della realtà e di un fatto di cronaca, anche difficile e drammatica, vista attraverso gli occhi dei bambini. Si tratta di un elemento che in questo festival ha contato molto: in quasi tutti gli elaborati presenti i bambini sono l’occhio con cui la realtà viene decrittata e scannerizzata.

Quali sono i temi portanti oltre a questo che ci ha appena illustrato?

I bambini, gli animali, l’ambiente, un’attenzione molto forte alla cultura del rispetto e della legalità in tutti i sensi che vuol dire poi attenzione ai principi fondanti di ogni consesso umano. E infine la cifra dell’amore come ultima risorsa, fuori da ogni banale romanticismo.

Fonte Puglia24news

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