NOTIZIE RADICALI: CONOSCERE PER DELIBERARE – UNA FERITA ITALIANA

 

Il 9 dicembre a Exeter University abbiamo assistito con una dozzina di persone alla proiezione del documentario Enzo Tortora – Una Ferita Italiana, sottotitolato in lingua inglese per permettere a tutti di seguire il filmato. Siamo contenti di questa primizia inglese e grati alla casa produttrice e al regista per aver fornito una copia del documentario per la nostra proiezione.

La nostra impressione del film e della discussione ci porta qui, al Conoscere per Deliberare. Il motto einaudiano da sempre caro ai Radicali continua ad avere una funzione di faro in mezzo alla sterpaglia di elementi informativi, politicamente poco “utili”, a cui siamo quotidianamente sovraesposti. Ed inoltre rimanda ad una battaglia liberale per eccellenza: il diritto alla verità e alla conoscenza.

Verità e conoscenza, appunto, obiettivi che da sempre guidano l’azione dei Radicali e le battaglie del loro leader Marco Pannella. Quel conoscere per deliberare che si deve tradurre come segue: una buona conoscenza di fatti e processi sociali implica buona deliberazione e quindi buona decisione pubblica, in questo passaggio la qualità dell’informazione ha un ruolo primario. Queste e tante altre riflessioni potrebbero emergere dopo la visione del buon documentario su Enzo Tortora realizzato da Ambrogio Crespi. Questa ed altre riflessioni, infatti, si sono accese dopo la proiezione — accolta con favore da giovani studiosi italiani e docenti dei dipartimenti di Politics e Modern Languages che lavorano con noi qui a Exeter. Riforma della giustizia italiana e scandalo delle carceri sovraffollate sono temi – il secondo emerso con prepotenza solo recentemente purtroppo e non su tutti i media, anzi! – su cui una buona conoscenza potrebbe produrre buona deliberazione, buon dibattito pubblico.

Un esperimento in questo senso l’abbiamo registrato ad Exeter. Nonostante in tutti riecheggiasse il nome di questo famoso uomo di spettacolo e poi politico eccezionale, Enzo Tortora, non tutti avevano rilevanti elementi conoscitivi ed informativi sul caso. I lunghi mesi in custodia cautelare, le bellissime lettere inviate alla allora compagna di vita Francesca Scopelliti sulle scandalose condizioni delle carceri italiane e l’approssimazione professionale, per usare un eufemismo, dei Pubblici ministeri che rappresentarono all’Italia Tortora come un volgarissimo camorrista, sono stati registrati dai partecipanti alla proiezione come temi poco conosciuti. Temi che seppur lontani nel tempo, e, purtroppo, per alcuni nella sala, anche nella memoria, hanno scaldato il dibattito seguito al documentario di Crespi.

Un punto emerge chiaramente dalla nostra discussione. Il film non va visto solo in una cornice storica, dato che le questioni che pone sono proprio di oggi, contemporanee, al punto da far male a pensare a come si siano solo incancrenite da quegli anni. La giustizia non governata che si fa parte politica. Il perverso intreccio fra indagini e informazione giornalistica. La questione della carcerazione preventiva in assenza di prove. Le carceri come inferno. Sono il nostro oggi, non il nostro ieri storico. Il film ci ha permesso di parlare di giustizia come sistema. Un sistema chiuso, autoreferenziale e non governato – hanno detto alcuni. Ma a noi sembra che la giustizia sia anche troppo connessa alla politica e al mondo dei media, senza tenere le giuste distanze, e quindi perdendo anche quell’indipendenza che dovrebbe avere dal mondo politico. Nel dibattito ci siamo anche chiesti se e come sarebbe stato sciolto l’intreccio fra giustizia e Berlusconi, se il legislatore avesse accolto le preferenze degli italiani espresse in modo inequivocabile attraverso i referendum Radicali sulla giustizia negli anni ’80, ricordati nel film da Rita Bernardini.

La proiezione del documentario rappresenta la metafora che disvela il senso del motto einaudiano. A questo proposito: se ci fosse stata buona conoscenza ed informazione sui punti politici toccati dagli ultimi quesiti referendari (2013) proposti dai Radicali proprio sul tema della riforma della giustizia italiana sicuramente la deliberazione e il dibattito pubblico sarebbero stati più ricchi, e perché no avrebbero potuto e dovuto portare il nostro paese fuori dalla flagranza di reato, come ci ricordano le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, in cui ci siamo cacciati a causa delle condizioni criminogene delle nostre carceri. E la condizione criminale dello Stato. Guardiamo il film di Tortora per continuare a lottare, non solo per ricordare. Uno degli interventi del dibattito ha ricordato la dimensione di lunga durata della lotta di Mandela per la democrazia in Africa. Il diritto alla verità si conquista con la durata che, come ricorda sempre Marco Pannella, é la forma delle cose.

*Salvatore Esposito, dottorando in scienza politica a Univ. di Salerno e attualmente visiting research fellow presso il Centre for European Governance, University of Exeter
**Claudio Radaelli, Director, Centre for European Governance, University of Exeter

FONTE: Notizie Radicali

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