MANFREDI (PD): AD AMBROGIO CRESPI DOPO TORTORA HO CHIESTO UN DOCUFILM VERITA’ SULLA TERRA DEI FUOCHI

In una intervista rilasciata al Clandestinoweb, Massimiliano Manfredi, membro della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali ha parlato del docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana” e del prossimo documentario sulla Terra dei Fuochi. La riporto per intero.

MANFREDI (PD): AD AMBROGIO CRESPI DOPO TORTORA HO CHIESTO UN DOCUFILM VERITA’ SULLA TERRA DEI FUOCHI

Martedì sera la proiezione di “Enzo Tortora, una ferita italiana” alla Camera di fronte ai deputati e senatori del Parlamento italiano è stata accolta con applausi e commozione. Tra i deputati presenti nell’auletta dei capigruppo c’era Massimiliano Manfredi, membro della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, che ha chiesto al regista Ambrogio Crespi di realizzare un documentario verità anche sulla Terra dei fuochi.

Ieri Lei era presente alla Camera per la proiezione del docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana”. Ha visto il film per la prima volta, che idea si è fatto?

Sì, c’ero. E devo dire che è stato davvero emozionante e coinvolgente, e per questo faccio i complimenti al regista. Nella sua durezza il docufilm ha riportato in maniera integrale una storia vera, soprattutto grazie alle lettere che Enzo Tortora ha inviato dal carcere alla compagna, Francesca Scopelliti. E’ stato un grave errore escluderlo dal Festival.

Proprio in riferimento alla Scopelliti, è stata lei ad introdurre il docufilm, chiedendo una riforma della giustizia e una responsabilizzazione dei magistrati. Secondo lei è una via praticabile?

Penso che lo sia. Tortora ci ha dato un preciso insegnamento: oltre alla grandissima dignità con cui ha affrontato l’intera vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto, dobbiamo ricordare che è stato un esempio. Non ha utilizzato la sua forza mediatica, né le prerogative immunitarie, si è fatto sempre trattare da cittadino e ha mantenuto in ogni suo gesto un grande senso dello stato e delle istituzioni.

Si riferisce alla sua decisione di dimettersi da parlamentare europeo?

L’atteggiamento di Tortora è sempre stato positivo e le sue parole nel momento delle dimissioni da parlamentare europeo hanno rispecchiato questa sua fiducia nei confronti della stragrande maggioranza dei magistrati. Su questo atteggiamento di Tortora bisogna riportare il tema della riforma della giustizia, perché non sia fatta per i personaggi famosi, ma per i cittadini. Tortora è un’icona non solo della malagiustizia, ma anche dell’impegno e del rispetto verso le istituzioni,  perché ha vissuto questa storia da semplice cittadino. Non ha usato i media per fini personali. Ha difeso la parte sana della magistratura.

Come può, oggi, la politica italiana “risarcire” Tortora?

L’impegno di Tortora è sempre stato quello di cambiare la giustizia, ma per tutti i cittadini. La risposta più forte è ora quella di portare avanti una riforma della giustizia in tempi rapidi, non per qualcuno, ma per tutti: una riforma giusta è quella che consentirebbe ai cittadini di rispettare ancora di più le istituzioni. Vorrei poi fare una piccola notazione biografica: Tortora è stato arrestato nel giorno del mio compleanno. Io all’epoca compievo dieci anni e i miei genitori mi permisero di restare alzato fino a tardi. Fui io a dare la notizia dell’arresto ai miei genitori, e questo ricordo mi ha sempre segnato.

Qual è oggi il nostro maggiore rimpianto su questa storia?

La vera ingiustizia di questa vicenda è che Tortora ha avuto il riconoscimento delle sue ragioni, dell’ingiustizia che aveva subito quando purtroppo la malattia non gli ha consentito di poterselo godere. Questo succede a tantissimi cittadini che però, non essendo famosi, noi neanche conosciamo o di cui ignoriamo l’esistenza. Lui ha usato la sua popolarità in senso positivo e con grandissima dignità. Questo oggi non sempre succede. Quello con Berlusconi è un parallelismo inesistente: quella di Tortora non era una battaglia per una persona ma per la gente, Tortora si è subito dimesso, ha praticato quanto diceva. Ha dato una lezione di credibilità a tutti noi.

Oggi, dopo trent’anni, cosa è cambiato rispetto a trent’anni fa, quando le parole di un pentito potevano senza riscontri decidere le sorti di una inchiesta?

Io credo che sotto questo aspetto qualcosa è cambiato e le cito proprio un caso personale, proprio in questi giorni mi sono occupato del desecretamento della deposizione di Schiavone. La giustizia già sapeva, ma era giusto che la gente sapesse che Schiavone era un pentito, ma non è che tutto ciò che lui diceva era oro colato. Certo non sarebbe dovuto avvenire dopo vent’anni, ma è un modo anche per verificare l’attendibilità. In tutta questa faccenda sui rifiuti, Schiavone è il pentito più famoso, ma non è neanche il più utile… perché proprio in queste settimane, alcuni pentiti proprio per altre inchieste, stanno dando rivelazioni che sono state riscontrate. Il pentito non ha il potere di decidere della vita e della morte delle persone, bisogna trovare riscontri a quello che dice.

Lei dunque crede che sia importante informare i cittadini…

Proprio per questo motivo, per la bravura che lui ha dimostrato nel fare un docufilm verità, nel modo in cui ha saputo mettere in evidenza anche questo ruolo dei pentiti, ho chiesto ad Ambrogio Crespi di realizzare un documentario verità anche sulla terra dei fuochi, perché sarebbe il modo per unire il paese su questa vicenda che non è solo locale, ma nazionale e questa vicenda la risolviamo soltanto se il paese è unito.

Questo tipo di lavori informativi e artistici possono dunque aiutare anche chi come voi è sul campo? Possono essere uno strumento di divulgazione?

Noi viviamo in un’epoca in cui c’è un profondo distacco tra politica e istituzioni, servono lavori e documentari come questi per rimobilitare le coscienze, che le coscienze si muovano che la gente si faccia le proprie idee. Se la politica non piace dobbiamo impegnarci per migliorarla.

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