L’UNICO MODO PER COMBATTERE LA MALAGIUSTIZIA E’ PARLARNE

Se non ci fosse già, in un paese come l’Italia il sito internet Errorigiudiziari.com bisognerebbe inventarlo. Se non altro perché supplisce alle carenze di informazione da parte di via Arenula sulla reale entità delle persone che negli ultimi 25 anni sono finite ingiustamente in carcere, talvolta passandoci gran parte della propria vita prima di trovare il fatidico “giudice a Berlino” capace di ridare loro dignità e libertà.

Senza la creatura dei giornalisti Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi, ad esempio, non avremmo mai saputo che dal 1989 ai nostri giorni in Italia si sono consumate 2000 ingiustizie ogni anno, per una somma totale che supera le 50 mila unità. Avete capito bene: ogni anno in Italia si perpetrano in media poco più di duemila errori giudiziari. E non sempre le vittime hanno un risarcimento. Anzi. Secondo l’articolo 314 del codice di procedura penale, infatti, il comportamento di un individuo che per dolo o colpa grave è tale da trarre in inganno i magistrati e gli ufficiali di polizia giudiziaria che svolgono le indagini, il risarcimento viene precluso. In pratica basta avere frequentato senza saperlo un pregiudicato. Una sorta di filtro assurdo nelle mani dei colleghi di coloro che hanno commesso l’errore.

Ma all’assenza del risarcimento sarebbe crudele aggiungere anche l’assenza di memoria. Per fortuna, dunque, c’è qualcosa come Errorigiudiziari.com, il primo (e per ora l’unico) archivio on line sugli errori giudiziari e le ingiuste detenzioni nel nostro paese. Il sito, che raccoglie oltre 600 casi di innocenti finiti in carcere senza colpa (e il numero è in continuo aggiornamento), nasce dall’idea dei suddetti due giornalisti che da anni si occupano di errori giudiziari e ingiusta detenzione. Nel 1996, dopo aver realizzato il capitolo “Giustizia-Ingiustizia” per il Rapporto Italia Eurispes, pubblicano il libro Cento volte ingiustizia – Innocenti in manette, una raccolta di errori giudiziari dal dopoguerra ai giorni nostri. Poi hanno cominciato a lavorare a questo fondamentale progetto.

toghe giustizia“Dopo quel libro” spiega Maimone, “cominciarono ad arrivarci segnalazioni da tutta Italia: vittime di errori, avvocati, cittadini qualunque che chiedevano di raccontare altre storie drammatiche di scambi di persona, omonimie, testimonianze sbagliate, intercettazioni telefoniche interpretate male. L’unico modo per continuare a tenere aggiornata in tempo reale questa tragica contabilità della malagiustizia, era aprire un sito ad hoc. Fu così che nacque Errorigiudiziari.com”.

Oggi il sito segue con attenzione tutto quello che i media italiani ed esteri pubblicano sul tema degli errori giudiziari. C’è anche una sezione dedicata ai tanti libri scritti dalle vittime sulle loro storie. Ma il nucleo più importante resta l’archivio di innocenti, che si può consultare con un motore di ricerca interno secondo più parametri: di ciascun caso, infatti, sono citati l’anno e il luogo di riferimento, il tipo di reato, il nome dell’avvocato e dei magistrati coinvolti nel caso, l’eventuale risarcimento liquidato al cittadino risultato innocente.

“Cerchiamo di raccogliere quante più storie possibili, specie di persone riconosciute innocenti e per questo risarcite, ma anche di potenziali vittime di errori giudiziari” dice ancora Maimone, “e già ci aiutano diversi avvocati sparsi per l’Italia, ma vorremmo che fossero molti di più. Per questo invitiamo a scriverci, tramite il nostro sito, per segnalarci storie poco note o non uscite sui media. È il nostro modo di contribuire a risolvere il problema: più si rendono pubbliche queste vicende, più avremo qualche speranza di farne accadere sempre meno”.

La speranza che muove Maimone e Lattanzi è esattamente la stessa che ci ha spinto a girare il docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana”, che domani alle 18.30 verrà proiettato nella prestigiosa sede del Parlamento europeo, ovvero dove Enzo Tortora rinunciò alla sua immunità da eurodeputato per consegnarsi a quella giustizia ingiusta che lo aveva condannato a 10 anni di carcere per un reato mai commesso. E sempre domani si svolgerà una manifestazione dei Radicali a Montecitorio in occasione del dibattito in aula sulla relazione della commissione Giustizia della Camera dei Deputati relativa al messaggio del Capo dello stato, Giorgio Napolitano, sull’emergenza carceraria in Italia.

Dopo le proiezioni presso la Camera dei deputati, l’Ara Pacis di Roma, quattro tappe in Sicilia, l’università britannica di Exeter, il consiglio provinciale di Napoli, il Comune di Milano e l’Università Bocconi, grazie all’iniziativa di Marco Scurria, europarlamentare del Ppe/Fratelli d’Italia, il docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana” continua così il suo tour internazionale per ricordare il simbolo della malagiustizia italiana, ma, soprattutto, per spronare la politica e le istituzioni a riformare il sistema.

Io sarò lì a presentare il film, insieme a Scurria e a Federica Bindi, direttrice dell’Istituto italiano di Cultura di Bruxelles. E si tratterà di una soddisfazione immensa. Oltre che l’occasione per ricordare ancora una volta un caso di malagiustizia che per tutti questi anni ha rappresentato, e ancora rappresenta, il simbolo di un ingiustizia vissuta sempre con grande dignità e con la volontà di combattere. Proprio perché quello che è successo a lui non accadesse ad altri. Enzo Tortora è stato, e continua ad essere, un esempio da seguire.

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