L’OPINIONE: TORTORA UNA FERITA ANCORA APERTA

Trenta proiezioni in Italia e all’estero, oltre tremila spettatori, recensito e commentato in centinaia di articoli e servizi televisivi, vincitore del Salento International Film Festival e insignito del premio Eccellenza Campana: a meno di 12 mesi dal suo debutto “Enzo Tortora, una ferita italiana” di Ambrogio Crespi è senza dubbio la rivelazione dell’anno.

Prodotto dal Gruppo Datamedia, il docufilm commuove, fa riflettere, arrabbiare. È impossibile infatti restare indifferenti di fronte all’incredibile vicenda di un uomo innocente che, dopo la gogna del carcere e l’assalto mediatico, ha pagato con la propria vita l’errore giudiziario di un tribunale, o forse di un sistema, che fino alla fine dei suoi giorni si è impegnato poi a riformare.

Il docufilm di Ambrogio Crespi non lascia nulla al caso: ripercorre con puntualità gli anni più bui di Enzo Tortora e lo fa attraverso le sue stesse parole, le sue lettere esclusive. Alle immagini di repertorio si intrecciano poi interviste ai personaggi che hanno vissuto gli anni del carcere e del processo accanto a Tortora: da Marco Pannella alla compagna Francesca Scopelliti, dall’avvocato Raffaele Della Valle ai giornalisti Vittorio Feltri (l’unico a mostrare una posizione innocentista) e Paolo Gambescia (l’unico ad aver poi chiesto scusa per gli articoli diffamatori) e tanti altri.

Il documentario racconta quindi un pezzo di storia del nostro paese che in molti vorrebbero dimenticare ma che oggi più che mai sarebbe utile, se non necessario, ricordare attentamente per contribuire a quella riforma della giustizia che lo stesso Tortora invocava nei lontani anni ’80.

Escluso da Festival internazionale del film di Roma, che non lo ha ammesso al concorso con banali pretesti, il film di Crespi è stato presentato per la prima volta presso la Camera dei Deputati grazie a una mozione bipartisan, di cui il primo firmatario è stato Michele Anzaldi (Pd), di 50 parlamentari. Da lì, decine e decine di università, scuole, amministrazioni ne hanno richiesto la proiezione dando vita al tour che ha portato “Enzo Tortora, una ferita italiana” dalla Sicilia alla Lombardia, in un lungo e in largo per l’Italia, con importanti tappe all’estero come la Exeter University in Gran Bretagna, la Sciences Po di Bordeaux e il Parlamento europeo di Bruxelles.

Difficile a questo punto capire per quale motivo la Rai esiti ancora a diffondere il docufilm sulle sue reti. Sarà forse perché Ambrogio Crespi o il Gruppo Datamedia chiedono troppo? La risposta è semplicemente “no”, dal momento che sia il regista che la produzione hanno ufficialmente dichiarato di voler mettere a disposizione gratuitamente il docufilm.

Ricordare la sua storia, il suo esempio, il suo coraggio, la sua dignità, la sua battaglia è un riconoscimento dovuto che l’Italia deve a Enzo Tortora. Qualcuno dovrebbe farlo sapere alla Rai.

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