L’OPINIONE: RIFF2014, COMMUOVE IL DOCUFILM SU TORTORA

In circa 60 minuti, Ambrogio Crespi, nel suo “Enzo Tortora, una ferita italiana”, racconta il caso dei casi della malagiustizia: una vicenda scomoda che in molti hanno tentato di gettare nel dimenticatoio ma che oggi, grazie al lavoro del regista, riesplode in tutta la sua forza per risvegliare le coscienze dell’opinione pubblica e soprattutto la politica, che fino ad ora ha risposto con lo stallo alla necessità di riformare il sistema della giustizia.

Il docufilm, in corsa al “Riff” (Rome Independent Film Festival), sarà proiettato questa sera (ore 19.10) presso la Sala 1 del Nuovo Cinema Aquila (via L’Aquila 68 – www.cinemaaquila.com). Senza alcuna forzatura, alcun giudizio di parte, Crespi si affida alle parole dello stesso protagonista che, attraverso una serie di immagini esclusive, ripercorre passo dopo passo quattro anni di calvario giudiziario vissuti da innocente ma con la gogna del carcere e della stampa.

A testimoniare quegli anni bui, anche i diretti testimoni: da Marco Pannella, a Rita Bernardini, dall’avvocato Raffaele Della Valle ai magistrati dell’inchiesta, dai giornalisti pentiti (come Paolo Gambescia) a Feltri, Vittorio Pezzuto e tanti altri. Un’ora di emozioni, di passioni, di rabbia in cui è impossibile trattenere le lacrime e chiedersi come mai l’Italia sia rimasta ferma a trent’anni fa. Particolarmente toccanti, poi, le lettere che Tortora scrisse dal carcere alla sua compagna, Francesca Scopelliti, che nel documentario sono recitate, in esclusiva, con una voce rotta da un vortice di sentimenti. “Enzo Tortora, una ferita italiana” di Ambrogio Crespi è un film-denuncia, un film impegnato che, a pochi mesi dalla sua realizzazione, ha già incassato uno straordinario successo in Italia e all’estero.

Fonte L’Opinione

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