LA BOMBA SILENZIOSA DI OLBIA – FOTO

Ieri sera, mentre l’informazione andava in scena nelle sfavillanti prime serate di tutte le nostre televisioni, mentre ci raccontavano i dettagli delle devastazioni dei tornado negli Stati Uniti e mentre noi pensavamo a quegli sfortunati, la nostra gente in Sardegna moriva.

Moriva nel silenzio, senza copertura informativa e senza informazioni. Ancora stamattina presto si potevano leggere tweet come quello della giornalista Alessia Chinellato: ‘@AleChinellato: In #Sardegna centralino vigili del fuoco in tilt. Unico modo per ottenere notizie attraverso Facebook e Twitter. Aprite i wifi’.

È stato Twitter, infatti, come al solito, a denunciare cosa stava accadendo. Ieri notte un mio amico da Cagliari ha cominciato a postare immagini mentre noi commentavamo il duello tra Santanchè e Cicchitto, le prime foto mandate da Simone Paini mi hanno fatto trasecolare. Ma mentre l’onda cresceva e la contabilità dei morti suonava sempre più come una campana a martello, l’informazione passava le immagini degli Stati Uniti.

Videolina” ha interrotto i programmi e ha cominciato a dare l’idea che in pochi minuti i morti di Olbia potessero diventare di più che in Illinois. Solo allora la notizia c’era e abbiamo cominciato a vederla salire nella cronaca con le prime edizioni speciali. Come al solito i media italiani avevano subappaltato ai social network la copertura di un fenomeno sottovalutato. Solo che stavolta si era trattato di una catastrofe naturale.

La lentezza dell’informazione è persino poca cosa se pensiamo al fatto che nessun preallarme era stato dato a questa gente. E oggi vi diranno: ‘guardate che è tutto legale, tutto a norma’. E che sono stati rispettati tutti i protocolli. Vi diranno che quelle persone sono morte, ma ‘a norma di legge’.

E’ lo specchio di un paese diventato un inferno di spietati burocrati, tutti irresponsabili. Quindi ci sarà il solito ‘day after’ e aspettiamoci anche il lungo pianto del coccodrillo, la parata delle autorità, i visi contriti, le dichiarazioni misurate. Tutto a norma. Tutto come d’abitudine. O, per citare un modo di dire anglosassone, ‘business as usual‘.

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