ITALIA24NEWS: ENZO TORTORA, UNA FERITA ITALIANA: UN ANNO DOPO, PARLA TELESE

Nel novembre 2013 Matrix dedicava una puntata al docufilm di Ambrogio Crespi.

“Un film su un argomento tabù, che rappresenta ancora oggi un problema. Una ferita aperta”. Così, un anno fa, Luca Telese introduceva la puntata di Matrix dedicata al docufilm di Ambrogio Crespi “Enzo Tortora, una ferita italiana“. Il talk show di Telese è stato il primo a trasmettere in anteprima stralci inediti del lavoro di Crespi: un’iniziativa che poi si è purtroppo persa nell’inconsistenza dell’etere italiano.

Telese, a distanza di un anno dalla storica puntata di Matrix, perché nessun canale televisivo nazionale ha ancora trasmesso integralmente il docufilm di Crespi su Tortora?

E’ prevalsa, purtroppo, una visione miope.

Lei è stato il primo a portare in tv il docufilm di Ambrogio Crespi “Enzo Tortora, una ferita italiana”. Perché ha voluto dedicare una puntata a questo caso?

Perché era un docufilm che aveva una vocazione civile e uno scavo nel passato che aveva un importante segno di attualità. La storia vissuta da Tortora è una storia che si è ripetuta negli anni. Il lavoro di Ambrogio Crespi ha il merito di mettere alla luce la straordinaria anomalia del caso Tortora, che era proprio Tortora. Un uomo che riusciva a trasformare il suo calvario in una testimonianza e che ha trasfigurato la sua sofferenza in una lezione per tutti.

Cosa insegna alla luce di oggi il caso Tortora?

Insegna che in qualunque momento le idee preconfezionate possono assalire degli innocenti e in qualunque momento il flusso mediatico di un processo può prefigurare una sentenza di condanna.

A 26 anni dalla morte di Tortora cosa è cambiato e cosa invece andrebbe fatto?

La prima cosa da fare sarebbe prendere la parte di lezione che riguarda i media. Allora infatti i media non furono indifferenti. Fu il primo caso di processo preconfezionato in cui i media dovettero accettare una lezione di verità. Fu inoltre una lezione un po’ per tutti: il mostro è bello, è utile, è comodo, tranquillizza e pacifica. Tortora divenne un mostro e tutti trovammo comodo un mostro come “quello”, perché era perfetto: non aveva una moglie, era un presentatore di successo, senza togliere il senso di invidia sociale che lo rese un colpevole perfetto. Però non lo era. La seconda lezione è che il primo segnale non deve mai prevalere sul reale.

Questo anno è stato caratterizzato da molte assoluzioni clamorose, in casi giudiziari a lungo sotto i riflettori dei mass media. E’ un segnale che qualcosa sta cambiando nel mondo della giustizia italiana?

No. Gli errori giudiziari continuano a ripetersi con una frequenza non degna di uno stato di diritto.

Fonte Italia24news

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