INTERVISTA ALL’ON. SANDRO GOZI: NEL LIBRO ‘PLAYLIST ITALIA’ PARLO DI GIUSTIZIA E DI AMBROGIO CRESPI, A CUI E’ STATA NEGATA PER TANTO TEMPO

Di Paola Ambrosino –  “Playlist Italia. La sinistra e il coraggio di cambiare musica” è il nuovo libro scritto dal deputato Pd Sandro Gozi. Pubblicato il 30 maggio 2013, da Bonanni editore, il testo si rifà alla metafora musicale per raccontare la politica, la storia, il rapporto amore e odio con l’Europa, gli errori e le speranze dell’Italia, un paese che può e deve farcela anche grazie a una sinistra rinnovata. Tanti i temi importanti affrontati in questa analisi: dalla giustizia, all’economia, dalla cultura ai diritti civili.

Classe 1968, Gozi è il responsabile delle politiche europee del Partito Democratico, nonché parlamentare nella Camera dei Deputati. La redazione di Clandestinoweb lo ha intervistato per conoscere più a fondo il suo lavoro.

Onorevole Gozi, il 30 maggio è stato pubblicato il suo libro e fra qualche giorno inizierà il suo tour di presentazione. Il sottotitolo del testo è piuttosto forte, “La sinistra e il coraggio di cambiare musica”: è una dichiarazione, una promessa o un auspicio?

Bè, si tratta sicuramente di un impegno e di un auspicio. È un auspicio perché è evidente che la sinistra ha bisogno di nuovi interpreti. Tanto per continuare con la metafora musicale, credo che non possiamo più proporre Nilla Pizzi ai cittadini che ascoltano i Daft Punk! Se la sinistra non si rinnova, la popolazione farà sempre più fatica a seguirla e alla fine smetterà di provarci. Dall’altra parte dico che è un impegno, perché io, insieme a tante altre persone con cui lavoro, voglio essere parte attiva di questo processo di cambiamento.

Secondo lei, la sinistra da dove deve partire per “cambiare”?

Serve uno sforzo forte per cambiare e bisogna farlo ascoltando le persone e partendo da nuove idee e nuove scelte su temi fondamentali come il lavoro, l’economia, la cultura, i diritti. Nel libro ho usato la metafora musicale perché credo che la politica, così come i vecchi vinili, si sia rovinata con il tempo e quindi ora deve diffondere nuove note, su nuovi supporti. La sinistra deve fare il possibile per rendere l’Italia un paese equo, giusto, vicino ai cittadini. Non possiamo e non dobbiamo morire di pragmatismo, dobbiamo dare risposte e dobbiamo farlo subito perché gli italiani ce lo stanno urlando a gran voce da tanto tempo.

Lei non parla mai di nomi. In questi ultimi mesi invece abbiamo notato che spesso e volentieri, anche all’interno dello stesso Pd, al “cambiamento” è stato dato il nome di Bersani, Renzi, Civati, Epifani e così via.

Il cambiamento non può essere associato a un nome. Servono idee, proposte, sforzi. Occorrono nuovi brani, nuovi testi, nuove canzoni e solo una volta ottenuti si deve pensare all’interprete più adatto per metterli in musica. Altra esigenza che io reputo fondamentale per la sinistra, è l’uscita dal microcosmo romanocentrico.

Con “microcosmo romanocentrico” intende riferirsi alla casta, ai palazzi?

La politica troppo spesso si presenta avvinghiata a Roma e in questo modo perde sempre di più il rapporto con la gente, quella vera. Serve nuova musica, bisogna uscire dal teatro principale e iniziare un tour musicale in tutta tutta Italia.

Nel suo libro parla anche di Ambrogio Crespi?

Si, parlo di giustizia e quindi parlo del caso Ambrogio Crespi, una persona alla quale la giustizia è stata negata per tanto tempo. Mi sono sempre schierato al fianco di Crespi, insieme ai Radicali a Rossodivita, così come di tutte le vittime di un’immotivata carcerazione preventiva. Negli ultimi anni, purtroppo, si è parlato di giustizia sono in termini di contrapposizione fra berlusconiani e antiberlusconiani. Mi spiego: da una parte avevamo chi si faceva garante solo di una persona, confezionando leggi ad hoc. Dall’altra, invece, avevamo una coalizione prigioniera dei tabù e magistrati in cerca di protagonismo. Diciamo la verità: Berlusconi ha riformato solo quello che gli serviva. La sinistra deve occuparsi di lotta contro gli abusi, deve garantire i diritti di tutti e non di uno, deve occuparsi di giustizia sociale e tout court. Responsabilità civile, abusi, sovraffollamento delle carceri (una vergogna che ci rimprovera anche l’Europa), processi civili infiniti: queste sono le criticità che la sinistra deve affrontare e superare.

Un’ultima considerazione sul suo libro?

Concludo con il filo conduttore, il tema europeo. La sinistra dovrebbe uscire dai confini ristretti della nazione e guardare oltre: solo così si possono dare risposte ai cittadini. Non dobbiamo guardare solo il nostro piccolo, facciamo parte di qualcosa di più grande.

Il suo libro quindi si rivolge agli italiani ma anche al Pd?

Il mio libro si rivolge a tutti, ai cittadini, al mio partito e a tutti quelli che fanno politica.

Lei nei prossimi giorni inizierà un tour di presentazione del libro. Ci ricorda le tappe?

Allora il 7 giugno sarò a Cesana, la mia terra natale; il 15 giugno a Salerno; il 21 giugno a Roma; e i primi di luglio a Milano. Poi ci saranno anche altre date ma sono da fissare, di certo in calendario ci sarà Bologna.

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