IL MATTINALE: “MALAGIUSTIZIA: IL PRESUNTO BOSS CHE HA FATTO INCARCERARE CRESPI E’ MALATO DI MENTE”

giustizia

Anche Il Mattinale, pubblicazione quotidiana a cura del gruppo di Forza Italia alla Camera, ha ripreso e commentato la notizia pubblicata dal Corriere della Sera sulla perizia psichiatrica su Eugenio Costantino.

Mala-giustizia: il presunto boss che ha fatto incarcerare Crespi è malato di mente

Apprendiamo dall’edizione milanese del “Corriere della Sera”, in un articolo titolato “Scarcerato il boss dei voti a Zambetti. Perizia del tribunale: malato di mente”, che nei giorni scorsi il presunto boss Eugenio Costantino è stato scarcerato e affidato a una comunità psichiatrica. Per il giudice, infatti, che ha disposto una serie di perizie, Costantino soffre di disturbi psichiatrici gravi. Tanto seri da far ritenere che in realtà il boss abbia una “personalità con disturbi istrionici e narcisistici” e una smodata passione per la millanterie. Fino a qui tutto normale, o quasi. Peccato che il “Corriere della Sera” abbia omesso, nella sua ricostruzione, che il Costantino in questione è lo stesso che nell’ottobre del 2012 tirò in ballo Ambrogio Crespi, causando il suo arresto con l’accusa di gestire, dal punto di vista ‘elettorale’, numerosi voti.

La notizia fece molto scalpore e fu cavalcata addirittura da Fazio e Saviano. Ambrogio Crespi, per quella testimonianza fatta da un personaggio oggi definito con “gravi problemi psichiatrici”, restò in carcere ingiustamente per oltre sei mesi. Le deduzioni non erano accuse del Costantino ma intercettazioni ambientali nelle quali si vantava con un amico di quelle che poi sono diventate le accuse mosse nei confronti di Crespi, benché sia stato quasi immediatamente accertato che Ambrogio non conoscesse Costantino, né Zambetti.

Oggi saltano fuori alcuni interrogatori, e davanti al pm D’Amico, Costantino candidamente diceva: “Ho iniziato all’età di sedici anni a millantare su tutta la mia vita. Il motivo non glielo so dire. Non ero contento della mia vita e mi sono creato una identità parallela. Dicevo di essere un commercialista, avvocato, architetto, ingegnere. È qualcosa di insito nella mia natura. Null’ultimo periodo mi sono vantato di essere ‘ndranghetista”. Ecco, grazie alla testimonianza di un simile personaggio un uomo in Italia può finire in galera. Basta questo per fotografare lo stato della giustizia nel nostro Paese.

Fonte: Il Mattinale

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