IL GIORNALE DI CASORIA: ENZO TORTORA UNA FERITA ITALIANA. PROIETTATO IL DOCUMENTARIO A CASORIA E FRATTAMAGGIORE

Il 17 giugno 1983, Enzo Tortora, destato alle 4 del mattino dai Carabinieri di Roma, è arrestato per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico.
L’eco della notizia rimbalza dal TG2 a meno note Tv locali, dalle più quotate testate giornalistiche ai piccoli periodici di periferia, è un tam tam dal tono incredulo e stupito.
Il pubblico di Tortora, uomo perbene, colto giornalista, raffinato e geniale conduttore de “Il gambero”, “la Domenica Sportiva”, oltre che del celeberrimo “Portobello”, è allibito, non crede che il suo beniamino possa essere un affiliato alla Nuova Camorra Organizzata (N.C.O), il clan diretto e capeggiato da Raffaele Cutolo, associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga e dei reati contro il patrimonio e la persona.
Quel pubblico ha sempre difeso e sostenuto Enzo Tortora durante la lunga e travagliata agonia della carcerazione preventiva perché ha saputo leggerne l’innocenza nello sguardo, nelle parole, nel modus vivendi e operandi, a prescindere da qualunque accusa.
La vicenda di Enzo Tortora è affrontata con oggettività e serenità da Ambrogio Crespi, in un toccante documentario, “ENZO TORTORA, UNA FERITA ITALIANA”, vincitore del SALENTO FILM FEST per “l’altissimo valore etico, per il coraggio e la fedeltà ai fatti, con cui si rievoca una pagina nera della storia della giustizia e del diritto italiano”
A distanza di 25 anni dalla morte del presentatore e di trent’anni dal suo arresto, “Portare Enzo Tortora nelle scuole è un riconoscimento importante al lavoro svolto ma soprattutto sottolinea lo spirito con il quale è nato il film: far conoscere per non dimenticare”: afferma Ambrogio Crespi, autore del docufilm che il 27 ottobre è stato proiettato sia a Frattamaggiore, sia a Casoria presso l’ISIS Torrente.
Due parole chiave sono certamente “conoscere” e “dimenticare”: è giusto che i giovani e i ragazzi sappiano di questo clamoroso errore giudiziario che testimonia quanto sia difficile dimostrare la propria innocenza in un sistema che si basa sulle dichiarazioni di gente che, pur di avere uno sconto di pena, è pronta a vendersi l’anima.
E’ altrettanto giusto che questa pagina infame, costata la vita a un innocente non sia dimenticata, affinchè non si ripetano simili abomini. Indubbiamente, non è facile fare giustizia all’interno di una costellazione di dichiarazioni mendaci che si sovrappongono e s’intrecciano, ma sarebbe stato quanto meno elementare verificare l’eventuale omonimia, di chi fosse  il numero di telefono trovato su quell’agendina e almeno effettuare qualche indagine diagnostica per scoprire se l’imputato fosse drogato. Invece, la Giustizia diede per scontato che “Tortona”, il nome dell’omonimo, fosse “Tortora”, né eseguì altre verifiche e sulla base delle dichiarazioni spudoratamente mendaci dei pentiti, Tortora fu considerato “colpevole”.  Nonostante egli avesse potuto evitare il ritorno nell’inferno del carcere per l’incarico di parlamentare europeo, grazie ai Radicali che nel frattempo, sostenendolo a spada tratta, lo avevano tirato fuori dall’onta della detenzione, scelse di tornare in prigione.
“Sono innocente, lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento, Io sono innocente, e spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi!».
Queste parole provocatorie, con cui Enzo Tortora si difende, con orgoglio, dall’alto della sua dignità ferita e infangata, dalle accuse assurde e false che gli vengono rivolte, risuonano come un monito per tutto il sistema-giustizia, affinchè non si verifichino più altri madornali errori.
Il docufilm ripercorre le fasi salienti di questa triste vicenda, avvalorandole con immagini tratte dai processi, dichiarazioni e testimonianze dei giudici coinvolti nell’inchiesta, il racconto accorato dell’avvocato Della Valle, le lucide parole dello stesso Tortora tratte dalle lettere scritte di suo pugno dal carcere.  L’innocenza di Tortora è riconosciuta il 17 giugno del 1987, esattamente 4 anni dopo l’arresto. Enzo Tortora muore di cancro un anno dopo, il 18 maggio 1988: “Mi è scoppiato dentro una bomba”, aveva affermato poco prima.
Conoscere, dunque, per non dimenticare una storia di cui il sistema-giustizia non può andare fiero e, ahimè, di storie come questa, tante, ma proprio tante altre se ne potrebbero narrare.

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