GIUSTIZIA: CANCELLIERI E MENTANA BUONO, ALFANO NO BUONO

Ci sono due modi di rapportarsi ai problemi della giustizia e delle carceri in questo momento della storia italiana per la verità un po’ tragico. Ragionando, per rendersi comprensibili, in una sorta di codice binario, si potrebbero riesumare le famose categorie del “buono” e del “no buono”.

Nella prima (“buono”) potremmo metterci le dichiarazioni, più volte reiterate e fuori dai denti del ministro Guardasigilli, Anna Maria Cancellieri in favore di un provvedimento di clemenza per svuotare le carceri italiane oramai a livello di terzo mondo, e lo speciale di Enrico Mentana su Enzo Tortora a trenta anni dal suo arresto, pacchetto comprendente il film “Un uomo perbene” con Michele Placido nei panni dell’ex presentatore ed eurodeputato radicale, più il documento sulla requisitoria sgrammaticata nella forma e incredibile nella sostanza del pm. Tra l’altro anche io sto preparando un docufilm su Enzo Tortora, in cui vengono raccolte le testimonianze e le voci di persone vicine a Tortora e che ne hanno seguito e studiato la vicenda. Il docufilm, di cui è stato rilasciato il trailer in occasione del trentennale dell’arresto del presentatore, è in fase di lavorazione e sarà pronto a settembre.

Nella seconda categoria (“no buono”) va invece posta l’incredibile posizione forcaiola, sempre a proposito di amnistia e dintorni, del ministro dell’Interno Angelino Alfano, già indimenticabile, si fa per dire, predecessore parolaio della Cancellieri a via Arenula, dove ancora ricordano i suoi proclami su fantomatici “piani carceri” e progetti di prigioni galleggianti.

In questo momento Cancellieri e Alfano non potrebbero essere più distanti nel rappresentare quel che c’è di valido nella politica e in quel che c’è di insopportabile.

Da una parte un ex prefetto che ragiona in maniera compassionevole, non ipocrita e pragmatica e che non ha paura di sbilanciarsi sia con Radio radicale (emittente in questo momento tutta tesa a supportare la campagna per il rientro nella legalità di Marco Pannella con uno sciopero della fame e della sete che dura da ben cinque giorni sia pure con una interruzione di sopravvivenza) sia con altri organi di informazione a favore di un’amnistia per rispondere alle censure europee e all’ultimatum di un anno per rimettere a posto la questione carceri e quella della giustizia.

 Dall’altra un ex delfino, ormai spiaggiato, del Pdl che rincorre le sirene forcaiole riunite di grillini, leghisti e Fratelli d’Italia blaterando ancora di sicurezza e certezza della pena senza accorgersi che carceri come quelle italiane e “giustizie” come quelle che ci tocca sopportare il concetto in questione in pratica lo seppelliscono.

Altrimenti i paesi del terzo mondo, che seguono la logica forcaiola e menefreghista di Alfano, Maroni, Grillo e La Russa, sarebbero i più sicuri del mondo. E invece basta recarsi in Messico, Nicaragua, Thailandia o Guatemala (ricorda qualcosa?) per constatare come sia vero l’esatto contrario. E se un paese si giudica da come tiene le proprie prigioni come scriveva già ai suoi tempi Voltaire, noi preferiamo l’Italia della Cancellieri a quella di Alfano.

DOCUFILM ENZO TORTORA, A 30 ANNI DAL SUO ARRESTO

 

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