“GIORGIA VIVE” IL DOCUFILM, LA MIA INTERVISTA A LIBERO

Di Claudia Casiraghi – Giorgia Benusiglio, sul ventre, porta il segno di un Inferno passato. A 17 anni, spinta da una qualche forma di curiosità cameratesca, s’è calata giù per la gola mezza pasticca d’ecstasy. Doveva essere la dose perfetta, buona a garantire uno sballo scevro di rischi. Invece, quella pillola spezzata in due parti minuscole ha bruciato il fegato di Giorgia, portandola quanto mai vicina alla morte. Era gialla di colore e a malapena capiva quel che accadeva attorno a lei. Un medico l’ha strappata al suo destino tragico, trapiantandole un fegato nuovo e rendendola, in eterno, paziente.

ambrogio crespi intervista liberoDa quel giorno innanzi, Giorgia Benusiglio ha preso a girare le scuole per raccontare ai ragazzini che aspetto ha la trasgressione. “È una ragazza forte Giorgia, una che ha scelto di sacrificare la propria vita in nome dell’esistenza altrui”, dice di lei il regista Ambrogio Crespi che, alle 10.30 di lunedì, porterà al Taromina Film Festival Giorgia Vive. Il docufilm, come sono solite essere chiamate le produzioni che uniscono lo stile documentaristico alla narrazione cinematografica, ripercorre l’intera vita di Giorgia Benusiglio. “Dalla nascita ai tempi presenti”, spiega il regista, riportando alla mente il giorno in cui, per la prima volta, ha visto la ragazza. “Eravamo al Cocoricò, per un evento organizzato, lo scorso anno, in seguito alla morte del sedicenne Lamberto Lucaccioni. Ho visto Giorgia e ne sono rimasto affascinato. Mi ha incuriosito e ho deciso di studiarne la vita in modo approfondito”. Poi, gli studi hanno ceduto il passo ad un rapporto umano che, in breve, s’è fatto “grande amicizia”.

“Un bel giorno, a tavolino, ci siamo chiesti: Perché non raccontare in un film la biografia di questa ragazza straordinaria?”. Tra il dire e il fare, al contrario di quel che impone la tradizione popolare, non c’è stato di mezzo granché. Grazie alla produzione Indexway e Mbrent, Giorgia Vive è diventato realtà.

“Insieme alla famiglia di Giorgia, abbiamo realizzato un docufilm che, dopo l’approdo a Taormina, avrà una, forse due, prime. Sarà proiettato a Roma, forse a Milano. Poi, si farà un tour per le scuole d’Italia”, racconta ancora Crespi, la cui filmografia è un manifesto d’intenti. “Nel corso della mia carriera, ho scelto di raccontare realtà italiane, difficili e contrapposte ad un unico ideale di Bene. Ho raccontato il caso di Enzo Tortora, la Terra dei Fuochi e la Camorra. Ma ho scelto di farlo in maniera atipica. Non amo toccare note strappalacrime. Preferisco suonare corde altre, forse meno efficaci ma certo più corrette. Cerco, insomma, di smuovere le coscienze non creando il dramma, ma costruendo una narrazione positiva che sia viatico di speranza. Un po’ come Giorgia”, conclude il regista, precisando che, nonostante la tragedia accaduta alla sorella Carlotta (morta impiccata in Piazza Napoli a Milano), la Benusiglio sarà presente a Taormina.

“Carlotta, pur rifuggendo la luce dei riflettori, ha voluto prendere parte alle riprese di Giorgia Vive. Ci sarà anche lei nel documentario, e ci sarebbe dovuta essere a Taormina”.

intervista ambrogio crespi su giorgia vive

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