DETENUTE MADRI, INTERVISTA A IRENE TESTA: ANCORA BIMBI IN CARCERE. APPROVATA UNA LEGGE INUTILE

Irene Testa

Di Helene Pacitto – Nel 2011 è stata approvata una legge sulle detenute madri, un provvedimento che sarebbe dovuto servire a interrompere la barbarie dei bimbi reclusi in un strutture carcerarie, totalmente inadeguate a una crescita sana. Tanti i limiti del testo che, al momento, non è stato capace di risolvere il problema. Nel 2013, infatti, erano ancora decine i piccoli chiusi in cella con le loro mamme. La questione è stata nuovamente sollevata da Irene Testa, segretario dell’Associazione Il Detenuto Ignoto, movimento che da anni lotta con l’obiettivo di “affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall’articolo 27 della Costituzione italiana”.

Irene Testa, due anni fa eri in piazza a chiedere che il testo sulle detenute madri venisse migliorato, ma oggi continui a considerare il provvedimento una “legge inutile”. Quali sono i suoi limiti?

Occorre iniziare dal principio per capire meglio la situazione. Nel 2001, dopo un buco legislativo lungo decenni, fu introdotta le legge Finocchiaro, che prevedeva arresti domiciliari per le detenute con figli piccoli ma esistevano delle grandi limitazioni. Tale provvedimento, infatti, non poteva essere applicato alle madri rom che rappresentano la maggioranza dei casi. A distanza di dieci anni, dopo numerosi proclami da parte di ogni nuovo insediato ministro della Giustizia, si è deciso finalmente di mettere mani alla legge sulle detenute madri per risolvere la questione. Il testo approvato nel 2011, tuttavia, non ha risolto il problema.

Come mai?

La legge n.62 prevede, intanto, la creazione di Icam per le mamme detenute, ovvero di istituti a custodia attenuata, dove vige comunque un regime detentivo. Seppur più accoglienti di un carcere, queste strutture prevedono delle restrizioni troppo pesanti per i piccoli. Per questo noi avevamo chiesto che fossero sostituiti da case famiglia protette. Inoltre la legge è stata approvata senza una copertura finanziaria quindi al momento ce ne sono solo due in tutta Italia e non bastano e i bambini sono ancora in carcere.

Il fatto che i bimbi stiano ancora in carcere è legato solo alla scarsità di Icam sul territorio nazionale o anche ad altro?

No, non solo. Il limite più grosso della legge n.62 è il riferimento all’eccezionale rilevanza. E’ previsto che una detenuta con figlio possa usufruire di misure alternative purchè non ci siano di queste cause. Una clausola che lascia un’eccessiva discrezionalità al giudice.

Bambini in carcere
Bambini in carcere

Perché le case famiglia protette sarebbero state una soluzione migliore?

Gli Icam sono fatti di appartamenti colorati, senza sbarre alle finestre, ma sono comunque strutture detentive per quanto attenuate. Invece le casa famiglia protette avrebbero concesso alla mamma e al bambino maggiore libertà.

Ci sono altri aspetti da modificare della legge sulle detenute madri?

Ci sono diversi aspetti problematici che andrebbero emendati. A partire dall’ espulsione della donna extracomunitaria nonostante abbia un figlio piccolo. Inoltre non viene garantito, nonostante noi l’avessimo chiesto più volte, il diritto alle detenute di assistere il bimbo in caso di malattia o ospedalizzazione. Infine si parla di un innalzamento dell’età in cui bambini possano stare con le madri, si passa dai tre ai sei anni. Se tale innalzamento poteva avere un senso qualora fosse stata prevista la misura delle case famiglia non lo ha in questa situazione. C’è il rischio, infatti, che questi innocenti vivano da detenuti per tre anni in più. Purtroppo siamo di fronte ad una legge vuota, che non è servita a nulla.

Al momento quanti bambini sono detenuti con le loro madri? In che situazione vivono?

A novembre del 2013 erano circa sessanta, anche se è difficile stabilire un numero preciso. Non circolano molti dati al riguardo. Io ho visitato diversi istituti dove erano presenti dei bambini che non avevano nemmeno un nido a disposizione e passavano le loro giornate chiusi in una cella. I traumi per loro sono tanti. Crescono tormentati dai suoni metallici delle battiture e dei chiavistelli. Alcune mamme ci raccontano di come, alla chiusura delle porte, si mettano a piangere perchè vogliono uscire. Ci sono bimbi che imparano a dire prima Guardia di papà. E non dimentichiamoci che in strutture obsolete come il carcere di San Sebastiano a Sassari, dormivano in celle con i topi.

Cosa occorre fare per risolvere definitivamente il problema?

Risolvere il problema dovrebbe essere semplice. I bambini in carcere sono un numero esiguo. Basterebbero tre, quattro case famiglia protette. L’impegno finanziario non è elevato. Il punto è che non si vuole, soprattutto perchè si ritiene che la maggior parte delle madri con pene da scontare siano nomadi, recidive, e che quindi sia meglio allontanarle dai loro figli. Non si capisce, invece, che queste mamme vanno aiutate anche culturalmente.

fonte: Italia-24News

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