CLANDESTINOWEB: IL FILM SU ENZO TORTORA ESCLUSO DAL FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA: ANCHE IL PD SI RIBELLA

Ci sono molti modi per esorcizzare il dolore e ci sono molti modi per reagire alle ingiustizie che la vita ci mette di fronte. C’è chi si abbatte e sprofonda nel silenzio e c’è chi combatte e si ribella, si alza in piedi e racconta la sua storia per dare voce a chi non ha la stessa fortuna. Così ha fatto Ambrogio Crespi, che, dopo 200 giorni di carcerazione preventiva scontati per un’accusa assurda e non comprovata da nessuna evidenza, ha deciso di continuare sulla sua strada in difesa della giustizia (come per altro già faceva prima di subire in prima persona un simile trattamento) realizzando un documentario su quello che è stato universalmente riconosciuto come l’archetipo della malagiustizia italiana, il caso Enzo Tortora, un vulnus mai sanato, che pesa come un macigno sulla storia del nostro paese, ancora oggi a trent’anni da quell’arresto oltraggioso e a 25 dalla morte di un uomo onesto.

“Enzo Tortora. Una ferita italiana”. E’ questo il titolo del documentario realizzato da Ambrogio Crespi, ospita interviste importanti ai protagonisti della vicenda: da Francesca Scopelliti, compagna di Tortora, a Raffaele Della Valle, avvocato difensore, passando per giornalisti del calibro di Vittorio Feltri o Paolo Gambescia, ma raccogliendo anche le testimonianze di  Mauro Mellini, Marco Pannella e Rita Bernardini e molti altri.

Ma la storia di Tortora, evidentemente non è ancora stata sdoganata e la vergogna dell’ingiustizia da lui subita è ancora un tabù se è vero che il film è stato escluso dal Festival del Cinema di Roma, che ha dato spazio ad almeno 2 documentari su Fellini (anche se fuori concorso) e ad altri prodotti quasi tutti a firma Rai Cinema. Lo scandalo dell’esclusione, però, non è passato inosservato. Già a livello mediatico sono state numerose le testate, dall’Opinione passando per Il Tempo, che si sono messe a caccia di possibili motivazioni per l’esclusione di un documentario dal valore storico e sociale così importante come quello prodotto da Ambrogio Crespi.

Sulle ragioni di questa esclusione si è interrogato anche il segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, che ha deciso di scrivere alla presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, per avere delucidazioni al riguardo: l’ennesimo sfregio alla memoria di Tortora non può essere tollerato “proprio nei giorni in cui ha destato scandalo la conclusione del caso di Silvio Scaglia, incarcerato preventivamente per mesi prima di venire scagionato da tutte le accuse l’ingiustizia nei confronti di Enzo Tortora si arricchisce, purtroppo, di un nuovo tassello. Il suo caso resta un tabu’ anche al Festival di Roma. La Rai, protagonista del Festival con numerose opere, potrebbe rimediare dedicando una serata all’approfondimento della sua vicenda, a trent’anni dal terribile arresto”.

Ora, un gruppo di parlamentari del Pd, venticinque per l’esattezza, chiede che venga predisposta la visione in anteprima del documentario presso la Camera. Lo fa inviando una lettera alla presidente Laura Boldrini e chiedendo così di dare il giusto spazio al documentario trasformando proprio la Camera nella cassa di risonanza che un film che affronta questa materia merita di avere. Il documento è stato firmato da Michele Anzaldi, Enzo Amendola, Tiziano Arlotti, Franca Biondelli, Lorenza Bonaccorsi, Francesca Bonomo, Chiara Braga, Giovanni Burtone, Ernesto Carbone, David Ermini, Luigi Famiglietti, Francesco Saverio Garofani, Federico Gelli, Gero Grassi, Enzo Lattuca, Alberto Losacco, Ernesto Magorno, Giovanna Martelli, Pierdomenico Martino, Colomba Mongiello, Nicodemo Olivero, Giovanna Palma, Angelo Senaldi, Mino Taricco.

Questa ultima mobilitazione non è altro che la prova di come una vicenda che possiamo definire l’archetipo della malagiustizia in Italia, debba essere raccontata, perché a trenta anni dall’arresto per la “Ferita italiana” apertasi con la condanna di Enzo Tortora dobbiamo in qualche modo fare ammenda alla nostra coscienza. Parlare del caso di Enzo Tortora non può essere più un tabù.

Fonte Clandestinoweb

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