CINEMA, “GENERALE MORI, UN’ITALIA A TESTA ALTA” UN DOCUMENTARIO SULLA STORIA ITALIANA NEL PERIODO DEGLI ANNI DI PIOMBO E DELLA LOTTA ALLA MAFIA

Di Francesco Ippoliti per ReportDifesa –  “Generale Mori, un’Italia a testa alta” è un film documentario di Ambrogio Crespi. La pellicola è stata proiettata, nei giorni scorsi a Treviso, alla presenza del Generale Mario Mori e del Colonnello Giuseppe De Donno.

Tra gli sponsor dell’evento anche Report Difesa, che segue con animata passione le vicende internazionali, le Forze Armate Italiane, le Forze di Sicurezza e gli avvenimenti ad esse collegate.

Alla presenza di numerose autorità politiche e militari, il film ha attirato una vasta platea desiderosa di conoscere i retroscena di quegli eventi che hanno caratterizzato cinquant’anni di storia d’Italia, passando dal rapimento di Aldo Moro, alle Brigate Rosse, alla mafia, a Totò Riina ed al terrorismo, raccontati da due ufficiali dell’Arma dei Carabinieri che hanno vissuto quegli anni in prima linea al fianco di persone illustri come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino ed il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Il docufilm, che merita di essere visto e capito, racconta proprio la storia del Generale Mario Mori durante il suo servizio nell’Arma dei Carabinieri, delle sue vicissitudini e dei suoi drammi.

Si racconta al giornalista con naturalezza, insieme al Colonnello Giuseppe De Donno che ha avuto l’onore di seguirlo fin dal rango di Tenente, nell’allora Palermo infuocata.

E’ una forte emozione vederli insieme nella proiezione delle foto che li ritraggono accanto a Falcone e Borsellino, con cui hanno condiviso gioie, successi e delusioni. Ne parlano con naturalezza, come se fosse stato una normale attività svolta con persone comuni, mentre sappiamo con quanta dedizione e passione hanno dedicato la vita per la libertà di questo Paese.

In tutto il film il Generale Mori si contrappone con la sua vita, la mostra, la spiega e si mette in discussione su momenti bui e eventi che forse ancora non hanno trovato una spiegazione.

Dopo la proiezione che ha catturato la piena attenzione dei presenti, si è passati ad una discussione costruttiva e critica.

La prima domanda è stata cosa su cosa significa essere un Comandante e cosa significa seguire un Comandante. Mori, nella sua umiltà ha detto che comandare è un impegno serissimo onerosissimo, significa avere cura delle persone affidate, conoscerle e dedicarsi al servizio. De Donno, invece, ha sottolineato che seguire il Generale Mori è stato semplicissimo, una collaborazione piena e leale e senza riserva. Insomma, Mori è stato un Comandante di spessore che ha saputo motivare i propri “ragazzi”, sempre in testa ed in prima linea con loro. I sacrifici per seguirlo sono sempre stati ricambiati dalle gratificazioni nei risultati conseguiti negli anni.

Nella lotta contro la mafia, il Generale ha avuto modo di incontrare molti criminali di spessore, criminali che il tempo dà loro la forza, con l’attesa e l’azione improvvisa.

Il tempo è l’unità di misura che fa si che un investigatore sia capace o meno di comprendere, analizzare e di agire. Ma è anche quell’unità i misura che fa spostare gli uomini, subentra il trasferimento.

Il Generale non ha voluto essere uno dei tanti che passava, il tempo lo doveva aggredire per non subirlo. Con questo spirito ha modellato uomini capaci, investigatori di spessore che lo hanno sempre seguito; tra questi il Colonnello De Donno, allora giovane ed intelligente Tenente pieno di entusiasmo.

Inevitabili le domande sui Servizi, sulle capacità ed una valutazione su quelli stranieri comparati con i nostri. Il Generale ha elogiato in capacità i Servizi inglesi e russi. Hanno alle spalle una storia che forse il sistema imperiale ha forgiato. Ha esaltato il Servizio israeliano, perché determinato per la difesa del suo Stato, in lotta costantemente contro molti Stati e gruppi armati. Sono Servizi che hanno libertà di azione per il bene del loro Paese. I Servizi di altri Stati, invece, hanno grandi capacità ma risentono dei limiti “democratici” dati dal sistema Paese.

Il caso Moro, ha lasciato spazio ad ulteriori discussioni. Il focus è stato il perché di un rapimento di uno statista. Mori ha voluto sottolineare che il momento del rapimento lo si può inquadrare in un lassismo delle istituzioni, ove è mancata una linea guida per il futuro, l’assenza di una direzione politica che ha presumibilmente anche disorientato le capacità delle Forze di Sicurezza. Il rapimento di Aldo Moro ha avuto un forte impatto nel comparto sicurezza che ha riorganizzato le proprie capacità operative per una maggiore preparazione investigativa .

La lotta al terrorismo è stata uno scontro contro delle persone che avevano i loro ideali, criticabili ed opinabili, ma che li hanno guidati nel loro conflitto contro lo Stato. Nel film il brigatista Valerio Morucci ed il terrorista Piero Bonanno sottolineano il rispetto verso il Generale, considerato un ufficiale d’onore e leale. Alla domanda se il nuovo terrorismo sia da paragonare e quel periodo, il Generale rimarca che i brigatisti erano combattenti che avevano tutto da rimetterci, ci avevano messo la faccia, mentre ora i nuovi terroristi sono nascosti, si mimetizzano, agiscono in incognito ed in ombra.

La domanda successiva è stata consequenziale, il ROS è ancora efficace? Il Generale ha confermato l’efficacia, ha rimarcato che le capacità operative del Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri sono migliorate, si sono evolute e si sono adeguate alle nuove sfide. Il ROS è uno strumento capace nelle mani dell’Arma, fatto di uomini straordinari e dotati di elevato spirito di sacrificio.

Esiste ancora un Mori? Il Generale ha sottolineato che esiste un’Arma dei Carabinieri fatta da elementi validissimi e preparatissimi. Il Mori è stato un ufficiale che ha vissuto un momento particolare fatto di eventi particolari. Ora, come allora, i Carabinieri, in tutti i gradi, hanno la preparazione per essere sempre all’altezza del compito affidato. Sanno guidare gli uomini come sanno rispettare e seguire i propri superiori.

Esistono ottimi Comandati che conoscono i loro uomini e li sanno guidare, l’Arma ha molti Nardone, Luzi, Micale, Ortolani e così via, ma anche molti Costa, Ultimo, Alfa.

L’unica nota di tristezza è stata la memoria dei fatti ripercorsi nella vita del Generale. Fatti che sembrano essere accaduti in un’altra era. Spesso i ragazzi non hanno una vaga idea di chi siano stati Falcone e Borsellino, il Generale Dalla Chiesa, cosa sia la mafia e chi sia stato Totò Riina per l’Italia e per i siciliani. Ed ancora: cosa siano le Brigate Rosse negli anni di piombo e che figura di spessore era Aldo Moro.

Sembrano distanti, forse anni luce, ma se ora abbiamo una coscienza antimafia, un controllo capillare contro il terrorismo ed un’Arma dei Carabinieri ancora più efficace è in parte grazie a queste persone, che spesso sono stati definiti eroi moderni, i quali nel loro silenzio ma nell’assordante messaggio, hanno fatto cambiare gli eventi della nostra Patria.

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