IL RICORDO A 27 ANNI DALLA MORTE DI ENZO TORTORA

Oggi, 18 Maggio 2015, sono trascorsi 27 anni dalla morte di Enzo Tortora. In quell’anno avevo compiuto da pochi mesi 18 anni e proprio mentre iniziavo il cammino della mia maggiore età, si spezzava il cammino della sua vita.

Enzo Tortora entrò nelle case di noi tutti con il suo Portobello, in quei tempi, le nostre mamme e i nostri nonni erano incollati davanti alla tv quando iniziava il programma e spesso noi con loro!

Il suo modo di condurre ha cambiato le regole televisive, con il suo corpo e con la sua parola esprimeva innovazione.

Il suo sorriso è rimasto impresso nell’immaginario collettivo, ma proprio quel sorriso è stato spezzato dall’ingiustizia più clamorosa e mediatica del nostro paese.

Non conoscevo a fondo la sua vicenda giudiziaria, ma tre anni fa mi sono trovato a vivere una situazione drammatica che mi ha fatto entrare nel suo cammino.

Durante quel periodo ho letto due libri, “applausi e sputi” e “Mala Iustitia, colpevoli d’innocenza” e proprio da queste letture Enzo Tortora è entrato nella mia anima, perché il suo percorso era molto simile al percorso di tanta povera gente che però non hanno la voce e la forza di combattere una battaglia ingiusta così forte.

Da li la consapevolezza di cosa fosse esattamente la parola “malagiustizia”.

E’ nato dentro di me il bisogno di tornare a parlare di Tortora, perché lui è l’icona della malagiustizia. Allora ho messo in campo le mie competenze,  la mia forza e il mio dolore ed ho realizzato grazie soprattutto all’archivio di Radio Radicale il docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana” per i 25 anni della sua morte.

Attraverso questo docufilm sono riuscito a portare di nuovo la vicenda di questo uomo morto di malagiustizia in sedi istituzionali italiane ed europee come la Camera dei  Deputati ed il Parlamento Europeo di Bruxelles. Ho provato una forte emozione quando sono stato premiato al Salento International Film Festival come miglior documentario in concorso e mi rende ancora più orgoglioso essere entrato nelle scuole e aver smosso le coscienze dei giovani ragazzi di oggi che  non erano a conoscenza del caso Tortora.

Dopo due anni ancora giro l’Italia con le proiezioni ed ogni volta che vedo la grande partecipazione a questo evento aumenta la mia emozione nel sapere che Tortora non viene dimenticato.

Il suo sorriso è stato spento il giorno del suo arresto, ma noi abbiamo il dovere di ricordare la sua storia.

Enzo Tortora lottò con il suo corpo e con la sua anima per affermare la sua innocenza, una frase rappresentativa fu proprio questa:   “Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi”.

Gli errori giudiziari purtroppo sono all’ordine del giorno, molti della quale accadono nel silenzio assordante delle grida disperate di chi ne subisce.

C’è un sito internet www.errorigiudiziari.com che raccoglie tutte le storie di ingiusta detenzione, un vero e proprio archivio di malagiustizia.

Ogni tanto bisognerebbe leggere ciò che accade a tanti innocenti per rendersi conto di              quanto dolore gratuito spesso viene provocato con tanta facilità.

Io continuo la mia battaglia per una giustizia giusta portando avanti il nome di Enzo Tortora attraverso il mio docufilm e come dico sempre, dove c’è la cattiva giustizia c’è anche la buona giustizia. 

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