LA MIA INTERVISTA A IL TEMPO: “HO FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA ITALIANA, SONO INNOCENTE SONO SPERANZA “

Di Dimitri Buffa per Il Tempo – “La fiducia nella giustizia non è venuta meno resta forte è radicata dentro me. La sentenza è un offesa alla mia vita, uno schiaffo a quello che sono e che rappresento per molti. Io, sono sempre stato contro le mafie e la criminalità come scelta di vita tutte le mie opere vanno il quella direzione, “Malaterra”, “Capitano Ultimo, Le Ali del Falco” e “Spes Contra Spem, liberi dentro”.
Quello che è successo a me può succedere a chiunque e la tragedia è che succede tutti i giorni io ho dalla mia tanta gente che mi vuole bene perché mi conosce il mio caso sarà al servizio di tutti loro.”

Ambrogio Crespi, il regista che ha portato al festival di Venezia la “Spes contra Spem” degli ergastolani ostativi, è rimasto ferito da quella enorme condanna a 12 anni di reclusione inflittagli dalla ottava sezione del tribunale penale di Milano che ha addirittura raddoppiato le richieste del Pm in aula per una vicenda di voto di scambio e concorso in associazione esterna con la ‘ndrangheta a Milano che era ormai stato dimenticato da tutti i media dopo i clamorosi Arresti dell’ottobre 2012.

“Eravamo sicuri io con i miei avvocati Marcello Elia, Barbara Belloni e Giuseppe Rossodivita di avere dimostrato in sede dibattimentale non solo la mia innocenza ma la mia estraneità ai fatti. Lo stesso Pm ha modificato i capi di imputazione durante il processo perché risulta incredibile essere associato con chi non conosci e portate voti che non ho a chi non hai mai visto. Accuse, lunari estranee alla mia stessa vita. Ecco ì perché la mazzata di questa condanna è arrivata come un fulmine a ciel sereno e fa male tanto male.”

Crespi lei ritiene di essere vittima di chi le abbia voluto fare pagare la sua veemente battaglia contro la malagiustizia in Italia?

Io non ho mai fatto battaglie contro nessuno. Ho raccontato storie con l’obbiettivo di mobilitare coscienze, creare l’attenzione sollecitare un diverso punto di vista, contrastare i luoghi comuni e le banalizzazioni.

Forse anche quel documentario “Spes contra Spem – Liberi dentro”, fatto con Sergio D’Elia di “Nessuno tocchi Caino” e portato al Festival di  Venezia per fare vedere la vita degli ergastolani ostativi e di quelli del 41 bis può avere irritato qualcuno del partito del giustizialismo…

Sarebbe, una cosa terribile a cui non voglio pensare, “Spes contra Spem” è un manifesto contro l’omertà è un racconto profondo di redenzione è limitativo parlare di 41/bis.
I protagonisti di quel film indicano con coraggio che la via della criminalità è una via tragica e senza sbocchi parlano di un pentimento dell’anima e riconoscono addirittura al carcere una capacità salvifica. La polizia giudiziaria si presenta come testimone di questo possibile cambiamento leva della speranza. Insomma, nessuna indulgenza nessun buonismo da accatto. Se tutto questo ha dato fastidio, bene lo rifarei e continuerò a farlo.

Anche molti magistrati le sono stati a  fianco?

Non confondiamo i piani. Il mio impegno civile espresso con i miei film e la mia attività di militante radicale non nascono dai 200 giorni di carcere preventivo o da una condanna ingiusta vengono da molto lontano ispirati da un uomo come Marco Pannella.
Ora, dopo una condanna così pesante è assurda è un dovere per me continuare questa battaglia che ormai testimonio con tutto me stesse e non certo per mia scelta personale.
Il processo però resta il processo io continuerò a difendermi con le unghie e con i denti dentro il processo non certo da esso. Lo farò pubblicando tutti gli atti: le accuse, le testimonianze perché chi vorrà esprimere un giudizio lo possa fare rendendosi conto personalmente dei fatti e dei “NonFatti” poi aspetterò la pubblicazione delle motivazioni e prepareremo l’appello. Io sono e resto innocente e lo sono anche per la legge fino alla sentenza definitiva.

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